BEATI PACIFICI

E’ ancora una volta il libro degli Atti degli Apostoli che ci guida nella comprensione  della raffigurazione del riquadro collocato a destra dell’episodio della Pentecoste.
Viene rappresentato, infatti, un passo del capitolo 5, vv.34-42, che ha per titolo L’intervento di Gamaliele. Questi è un fariseo, dottore della legge, nonché maestro di San Paolo, che  pronuncia nel Sinedrio un famoso discorso contro, o forse a favore degli Apostoli.
IL LIVELLO NARRATIVO ARTISTICO
Possiamo osservare che la scena è piuttosto articolata. Ci sono almeno tre registri narrativi. In primo piano, a sinistra, si nota la figura di un uomo, visto dal fianco, collocato su un gradino sopraelevato che compie un gesto magniloquente e quasi minaccioso: si tratta di Gamaliele.
Alla sua destra, più in basso, si vedono un paio di uomini in atteggiamento pacato e riflessivo: sono due apostoli, verosimilmente Pietro e Giacomo, e dietro forse anche Giovanni. Al centro della rappresentazione, assiso su un trono, si nota un dignitario in vesti ufficiali attorniato da altri personaggi di un certo livello sociale (a giudicare dalle vesti e dal portamento): è il sommo sacerdote con gli anziani di Israele. Sullo sfondo si intravedono dei soldati con lance ed elmi: sono dei rappresentanti della forza pubblica, i soldati romani.
Tutta la vicenda si svolge all’interno di un ambiente chiuso, una grande sala, dove si notano particolari architettonici come pilastri, muri, tendaggi, gradoni: si tratta naturalmente del Sinedrio, una sorta di tribunale ebraico, dove gli apostoli erano stati interrogati riguardo alle loro azioni “sovversive” e alla loro predicazione nel nome di Gesù e stavano per essere condannati e messi a morte. A quel punto ecco l’intervento di Gamaliele.
Dal punto di vista dell’ordito compositivo, si nota il contrapporsi dei gesti ampi e quasi agitati di alcuni personaggi a quelli statici e quieti degli apostoli. I movimenti delle braccia e delle mani, oltre che il fluire dei panneggi delle vesti, creano un clima di apparente tensione sospesa, a cui contribuisce l’incrociarsi, interrogativo e sospettoso, degli sguardi.
La stessa scelta cromatica attuata dall’artista, caratterizzata dalle tinte piuttosto scure dei marroni e dei grigi degli sfondi e delle vesti, crea un’ atmosfera piuttosto cupa e tesa; ad essa, però, si contrappone un fascio di luce e delle tinte biancastre di alcuni abiti a sinistra, che simbolicamente potrebbero indicare l’irrompere improvviso sulla scena della potenza divina.
La scena, naturalmente, è completata, nella cornice superiore e in quella inferiore da due scritte che ci illuminano sul significato biblico-teologico dell’episodio.
In alto, infatti, leggiamo “BEATI PACIFICI” (è una delle Beatitudini), mentre in basso “SINITE ILLOS”, “lasciateli andare” (è ciò che dice Gamaliele nell’episodio degli Atti succitato).
IL LIVELLO BIBLICO TEOLOGICO
L’evento illustrato nel riquadro esemplifica chiaramente uno dei momenti di giudizio che gli apostoli dovettero subire a Gerusalemme agli inizi della loro predicazione, dopo la crocefissione, morte e risurrezione di Gesù. Nei capitoli iniziali del libro si racconta della vita della prima comunità cristiana, si parla dei primordi della chiesa a Gerusalemme e di come gli apostoli fossero impegnati nella predicazione, nel compiere segni e miracoli, nella preghiera comunitaria e nella condivisione dei beni. Pur ricevendo l’apprezzamento e la stima del popolo, essi non erano ben visti dalle autorità ebraiche e venivano considerati quasi dei sovversivi, delle persone pericolose e pertanto erano già stati perseguitati ed arrestati. Nonostante ciò essi non si erano fermati, avevano continuato a predicare in nome di Gesù, con uno stile di testimonianza pacifico, fiducioso, umile, non violento né impositivo. Ecco il motivo per cui il nostro frescante li addita come modelli di uomini di pace: BEATI PACIFICI! Essi non reagiscono alle offese e alle ingiuste accuse, ma confidano serenamente nell’aiuto del Signore.
In effetti l’intervento divino si attua, nel corso del duro giudizio nel Sinedrio, attraverso le parole di accusa-giustificazione di Gamaliele. Egli afferma, infatti, che questi uomini predicano una “teoria” che si diffonderà solo se sarà opera di Dio, altrimenti sarà dimenticata come molte altre. Gamaliele stesso, inoltre, intima ai sommi sacerdoti di non opporsi all’eventuale azione di Dio. Le sue parole sono forti e convincenti e sortiscono l’effetto immediato della liberazione degli apostoli: LASCIATELI!
L’episodio illustrato ci fa riflettere, dal punto di vista teologico, sull’azione di Dio nella Chiesa primitiva e sulla testimonianza degli Apostoli. In esso emerge, infatti, come la logica del mondo, il suo giudizio, la sua visione, siano ben diversi rispetto alla logica divina, che, pur apparendo fragile ed arrendevole nella sua manifestazione, in realtà è potente, efficace, attiva. Dio guida e conduce la sua Chiesa anche nei momenti di grande difficoltà e prova e non abbandona i suoi testimoni nel momento del bisogno. Gli apostoli, infatti, si erano quasi convinti, e lo si nota nell’atteggiamento rassegnato e remissivo della raffigurazione, che sarebbero stati condannati, che non ce l’avrebbero fatta a superare anche questa difficoltà, ma il Signore sa quando è l’ora di far sentire la sua presenza e sperimentare concretamente la potenza della sua azione salvifica.
Un ulteriore spunto di carattere teologico può essere fornito dalle parole di Gamaliele stesso: “..se questa viene da Dio non riuscirete a distruggerli…” (At. 5,39). L’onnipotenza di Dio non può, dunque, essere minimamente scalfita dall’azione dell’uomo, che, se si mette contro Dio, ne sarà sconfitto.
IL LIVELLO ETICO PASTORALE
L’episodio raffigurato ci conduce a compiere altre riflessioni. Innanzitutto mi sembra significativo osservare l’irrompere della luce sulla scena pittorica: un fascio di luce naturale, diffusa, creativa si diffonde a partire dal lato sinistro della raffigurazione e vivifica i personaggi e le azioni. Simbolicamente rappresenta l’irruzione, improvvisa e fortificante, della Grazia illuminante del Signore nella nostra esistenza, a volte grigia e spenta. La luce spirituale dà vita al nostro combattimento contro le forze del male, che spesso rendono faticoso e pieno di ostacoli il cammino dei cristiani. Il Signore ci dona la sua luce e illumina, nascendo ancora una volta fra noi, l’oscurità del nostro cuore e ci rende fi gli della Luce.
Ciò che viene detto, a conclusione della vicenda tratta dagli Atti, ci porta a riflettere anche  come comunità parrocchiale.
Si dice, infatti, nei versetti 41 e 42, che gli apostoli se ne andarono dal sinedrio “lieti” di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù e che non cessavano di insegnare e di portare il “lieto annunzio” che Gesù è il Cristo. Domandiamoci se anche noi, come cristiani della comunità, sappiamo essere annunciatori lieti della nostra fede. Gli apostoli, anche subendo oltraggi e maltrattamenti, non perdono la loro fede e la capacità di essere nella gioia: la nostra comunità sa esprimere sempre la gioia del Vangelo? Il nostro modo di essere cristiani è secondo lo stile della letizia o della tristezza e della preoccupazione-lamentazione?
Un ultimo particolare: nel riquadro pittorico si nota, al fianco sinistro di Gamaliele, la figura di un uomo con uno sguardo perplesso, con un braccio alzato, che osserva la scena. Di chi si tratta? Da che parte sta? E’ dalla parte degli accusatori o degli accusati? E’ difficile rispondere a questa domanda, ma mi piace l’idea di interpretare questa come una fi gura simbolica di come noi stessi ci potremmo porre di fronte alla vicenda: noi da che parte stiamo? Siamo con Gesù o preferiamo defilarci nel momento della prova? Siamo per o contro?
                                                         testo di Giovanni Longoni