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NATALE 2017 Ho visto un re…

No, non è una canzone di Jannacci. E’ il mio modo di prepararmi al Natale. Ve lo racconto.
Mettete un re che non sappia fare il re. Mettete un Dio che si offra per aiutarlo. Mettete un profeta che si adopera per mediare. Quando penso al Natale, la mia mente azzarda un volo. Mi proietto nell’VIII secolo prima di Cristo, c’è un re – e nemmeno in gamba – questo Acaz che sbaglia ogni tipo di alleanza e si ritrova invaso dalla Siria e poi dai fratelli di Israele e la sua Giudea diventa terra depredabile. La casa di Davide è minacciata. Acaz si perde. Non sa più a chi votarsi. Nonostante ci sia una chiamata. Ecco sorgere Isaia che offre all’inetto sovrano l’aiuto di Dio, glielo porge su un piatto d’oro. Ma niente. Gli veniva solo chiesto un pizzico di fede, ma lui niente: si ostina a non riconoscere il segno, temendo di tentare Dio. “Ecco la vergine concepirà. Alla luce un bimbo darà. Emmanuele si chiamerà: Dio è con noi”. Nulla. Non si fida e finisce per buttarsi nelle mani del re nemico che lo invaderà. Natale è dunque vocazione: vocazione a saper riconoscere il passaggio di Dio nella tua vita. Anche noi come Acaz, come il re incredulo, non esultiamo più nel Natale come festa che ci ridà speranza. E continuiamo a credere in false alleanze che ci portano sul baratro. Non lo avvertiamo nemmeno più che siamo su un baratro.

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