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E la Bibbia accolse lo straniero

Voglio dedicare questo scritto pasquale agli stranieri. Nella nostra comunità vedo che stanno timidamente comparendo anche alle celebrazioni eucaristiche. Alcuni di loro sono assistiti dalla S. Vincenzo. Parecchi se ne vedono arrivare in largo Esterle per accedere al centro di ascolto della Caritas. E allora perché non sappiamo leggere il segno dei tempi, chiaro, che il Signore ci manda? Il nostro Arcivescovo ci sta educando almeno a vederlo e ha indetto un sinodo minore che ha intitolato: “Chiesa dalle genti”. Non ci capiti di combattere contro la volontà di Dio se è questa. Accettare una società multietnica, accogliere la Chiesa delle genti!
Stiamo camminando verso Pentecoste. È una festa bellissima. Il contrario di Babele. Là, sotto la torre, un popolo solo si ritrova smarrito e incapace di comunicare. Nessuno si capiva più. Con il dono dello Spirito Cristo risorto nasce una Chiesa che è composta di tante nazioni e razze, che hanno costumi diversi ed hanno varie culture…dove tutti parlano la stessa lingua che è quella dell’amore, della giustizia, della verità, della pace. E si capiscono. È il punto di arrivo di un cammino partito da lontano. Ad Abramo Dio aveva promesso: “In te saranno benedette tutte le nazioni della terra!”. Dunque, non è difficile rilevare nella Bibbia, dopo una logica superata, dell’esclusione (il popolo eletto è solo Isarele!) una nuova: dell’accoglienza, che costituisce l’ambito in cui Dio agisce per portare i figli d’Israele a essergli testimoni tra le genti. Come si è visto, Dio, per educare il suo popolo a non sentirsi un privilegiato, invia profeti, che invitano ad aprire il cuore e le braccia a tutti, e sapienti, che trovano i semi di verità dispersi in tutte le culture.

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