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Festa di San Gerardo

Per la seconda volta, ho voluto San Gerardo più vicino alla gente. Certo, sono consapevole che è sempre un rischio muovere una reliquia che ha più di ottocento anni, ma è proprio bello poterlo avere così vicino, compagno di viaggio. Con stupore infatti nel pomeriggio del 6, quando attendevo i bambini per una preghiera e la benedizione, ho in realtà accolto una fila di pellegrini che si sono accodati e sono andato avanti a benedirli per una buona mezz’ora. Non finivano mai. Ho dovuto smettere perché si è consumata tutta l’acqua dell’asperges. In realtà la visita era iniziata fin dalle 7. Quando all’alba, infatti, sento i primi rumori dei commercianti che cominciano ad allestire le loro bancarelle, non esito a scendere ad aprire la chiesa affinché anche loro possano dare un saluto al Santo. E poi arrivano i fedeli di Olgiate questa volta giunti in numero considerevole per la S. Messa delle ore 8.30, rinnovando la loro devozione a Gerardo già espressa peraltro il 25 aprile con un pellegrinaggio numerosissimo. Sono rimasto soddisfatto anche dal triduo che da alcuni anni mi invento perché la festa sia spirituale e non solo devozionale; o peggio ancora: folkloristica. Per questo prediligo la preghiera, la cultura, la carità. Gerardo trascorreva ore e ore, notti intere davanti al suo Signore. Anche noi abbiamo adorato per un’ora l’Eucaristia, lasciandoci provocare dal tema della santità. É forte il rischio per i cristiani contemporanei di liquidare con razionalizzazioni il problema. Ma lui era un santo! Lo storico Perego, martedì, ha illustrato bene la debolezza di queste motivazioni.

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