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Dopo la visita di Papa Francesco

Se c’è un’espressione che mi è rimasta impressa fra le tante ascoltate lo scorso 25 marzo, giorno memorabilmente storico, è questa pronunciata dal Santo Padre durante la S. Messa dell’Annunciazione al Parco di Monza: “Ci fa bene ricordare che siamo membri del Popolo di Dio! Milanesi, sì, Ambrosiani, certo, ma parte del grande Popolo di Dio. Un popolo formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Questa è una delle nostre ricchezze. È un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri; è un popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere; è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno perché sa che lì è presente il suo Signore.”
Sta parlando di Maria annunciata. Dopo un momento di turbamento Maria dimostra, facendo memoria delle attese messianiche, di essere fiera di appartenere ad un popolo, il popolo dell’Antica promessa, il popolo di Dio. Papa Francesco nella sua poliedricità gesuitica (e furbizia…) non manca di richiamarci a tale fierezza: essere contenti di appartenere alla chiesa che fu di Ambrogio, di San Carlo… ma ci chiede anche di evitare il grande rischio di essere autoreferenziali, di bastare a noi stessi, di chiuderci nel nostro egoistico mondo.
Questo momento vissuto insieme: dal quartiere periferico di Milano (simbolo di ogni periferia) al Duomo con tutti i preti, le suore, i religiosi e i consacrati… dal carcere di San Vittore e dal parco fino allo Stadio Meazza…è inutile negarlo…è stato un momento di grazia. Ben preparato. Ben riuscito. Ben partecipato. Anche nella comunità di San Gerardo (pare che abbiamo sfiorato i 1500 iscritti… per non parlare di tutti quelli che hanno seguito da casa attraverso la TV…!!!) qualcosa si è mosso.

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