Lettera ad un prete novello

Pensieri col cuore del tuo primo parroco

Carissimo don Stefano,
sei agli inizi di una vertiginosa avventura che io stesso confesso di non aver ancora compreso a fondo nonostante che sia prete da trenta anni. Quali consigli darti, ammesso che tu voglia consigli da me? Mi viene in mente il grande Rilke che in una famosa lettera ad un giovane poeta scriveva: “Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé”. Tu sei già un artista. Un compositore. E stai per iniziare quella sinfonia di notevole spessore che è il sacerdozio e che – è facile profetizzarlo – ti porterà lontano. E sarà allora che potrai verificare quanto questi pensieri che ti regalo, saranno stati molto veritieri. Come hai fatto finora, credi ad una virtù che hai: la sincerità. Lo dico sempre anche ai fidanzati. Il matrimonio funziona se le relazioni sono sincere, sono vere.

Spietata, ferrea, lucida, determinatissima sincerità. È tutto ciò che ti serve in effetti.

  1. Sii sincero innanzitutto con Dio: per quel poco che Lo conosco, ho imparato che non gli piacciono i musici di corte. Non essere Salieri, sii Mozart. Essere bravi, competenti non basta! Occorre il genio, non quello della lampada… ma il talento che tu hai. Non avere paura di usarlo. Ringrazialo per ciò che ti ha elargito. Imploralo per quello che ti servirà.  Non c’è niente di male nei libri di filosofia e di teologia che sai maneggiare molto bene, purché tu ricordi che i banchi di una chiesa son diversi dai tavoli di una biblioteca, purché non dimentichi che la preghiera è un corpo a corpo, una lotta per la vita, un amplesso amoroso, un inseguimento affannoso, una scalata, la demolizione di un muro… tutto fuori che una pacata conversazione al caminetto o una stucchevole lezione accademica. Noi spesso diciamo che parliamo a Dio come ad un amico, ma a ben guardare non è così. Ricordati dello Yabbok. Dio è fuoco divorante, deserto assassino, torrente in piena, madre premurosa, squillo di trombe, guerriero e re, medico e maestro… ma amico? Certamente, non nel senso che di solito si dà a questa parola. E se è un amico è il più esigente, determinato e misterioso che abbia mai conosciuto. Con me, che ti sono stato amico fin da subito, hai parlato alla pari…ma come potremmo essere pari a nostro Signore e Maestro? L’amico è colui che si prende cura della tua umanità (che ti fa da mamma a volte – come tu spessi mi scherzi), ma il Signore invece ti condurrà alla croce e al sacrificio. Dunque, sii sincero con Lui. Lo devi essere. Fino alla bestemmia…dato che certe bestemmie a volte son preghiere, fino a gridargli quando ti prenderà (e ti prenderà, fidati) il disgusto per la tua missione, senza nascondere i tuoi dubbi e le tue paure e confessargli senza timore tutti i movimenti del tuo cuore, anche i più impercettibili e segreti. Solo così scoprirai la folle ed impensabile gioia che si trova appesa alla croce ed imparerai la danza dello spettacolo che è la croce, l’immagine che scegliemmo noi candidati di trenta anni fa (Collaboratori della vostra gioia con la Danza di Matisse), solo così conoscerai la pace immensa che dilaga nel cuore che si è lasciato spezzare. La pace che sgorga dall’aver crocefisso il proprio egoismo e aver messo tutto di sé a servizio dell’Amore.
  2. Sii poi sincero con te stesso: i maggiori mali nella mia vita spirituale, li ho trovati quando negavo l’evidenza credendo di essere più forte io dei problemi. Abbi il coraggio sempre di chiamare con il loro nome i tuoi peccati e le tue tentazioni. Solo se il medico sa di che si tratta, può ipotizzare il rimedio. Riconosci la verità di ciò che ti rende felice e non censurarlo tutte le volte. Occorre resistere al delirio dell’onnipotenza, così la chiamava Martini. Bisogna accettare di saper arrivare fino a lì. Molti si illudono che per essere un bravo prete, si debba essere come angeli. La mia esperienza – invece - mi dice che chi vuole assomigliare ad un angelo finisce per essere “asessuato”, un ibrido. Tu non “hai” un corpo, tu “sei” un corpo. E il tuo corpo si porta con sé tante esigenze. Se sei un pianoforte, fai risuonare tutti i toni e tutti i timbri. Non accettare di essere solo un mobile su cui appoggiare un vaso o un libro… Un pianoforte non è stato creato per ospitare soprammobili…
  3. Sii sincero con le persone. Anche se hai appena 25 anni, di esperienza ne hai già fatta a questo livello. La Chiesa è esperta in umanità. I preti ne sono i professionisti. Gli uomini di oggi hanno un estremo bisogno di verità, di essere orientati nelle loro scelte, di essere illuminati nella loro confusione, in una parola di un maestro… ma San Paolo VI diceva che più che di maestri, il mondo ha bisogno di testimoni. Attento a non attaccarti troppo a persone e situazioni. Ma guai a te, se non ti affezioni. Qui è tutta l’arte!  Non aver paura se una ragazza di dà una carezza… temi piuttosto la donna che proietta su di te le sue problematiche non riconciliate… Non aver paura di abbracciare un adolescente… ma guarda di non plagiarlo! Non aver paura di chi ti offre la sua amicizia, ma bada bene di non cercarla come surrogato del celibato a cui siamo chiamati. Presta attenzione a chi ti prende per un nuovo Messia. Non credergli, se ti fa sentire indispensabile per lui. È una menzogna. È un tranello. Tu sei la guida, non la Terra promessa, ed a te quindi si chiede una cosa sola: di conoscere la strada e di condurre gli altri senza tentennamenti su quella via. Anzi, se sarai debole e stanco a volte questo sarà un vantaggio, perché ti farà comprendere meglio la stanchezza e la debolezza delle persone che ti sono affidate.

Non penso che tu abbia paura di tutto ciò, caro don Stefano! In questi mesi di convivenza ho imparato molto da te e, nonostante ti abbia dato l’impressione di essere un poco apprensivo e insicuro, in realtà mi sento proprio sereno. Mi rivedo in te. E io so quanto ero determinato, sicuro. Sarei andato anche nel fuoco per Gesù. Mi sentivo invincibile. Adesso non lo sono più. Adesso mi sento più uomo, più maturo proprio perché più fragile.  Dunque sono sicuro che – conoscendoti saggio -  un poco di timore e tremore, lo proverai anche tu! Fai bene ad averne, perché stai per sedere al posto di Gesù. Agirai in persona Christi. Mi fermo a pensare allo sgomento di Pietro, quando per la prima volta i dodici gli avranno detto che toccava a lui presiedere e spezzare il pane, a lui che aveva tradito e rinnegato. Come si sarà sentito? Cosa avrà pensato quel giorno? Posso solo immaginarlo, ma non credo che sia molto lontano da ciò che anche io sento ogni Venerdì Santo facendo la mia prostrazione (che mi ricorda tanto il giorno della ordinazione) da ciò che tu hai provato stendendoti sull’altare del Duomo di Milano e quando hai messo le tue mani in quelle dell’Arcivescovo, di cui rimarrete per la storia i “primi” preti.

Nella preghiera ringrazio il Signore di averti incontrato. Lo imploro di poterti stare accanto come padre e fratello. Dio ti benedica mio caro amico ed attraverso te benedica tutti gli uomini che amerai e servirai, poiché con te il Signore farà grandi cose per il santo popolo di Dio.

Benvenuto nella comunione presbiterale,

 don Massimo