Il senso e lo spirito del progetto

Mentre l’Oratorio estivo sta per concludersi e don Stefano si appresta a raggiungere il Passo del Tonale per le vacanze con i ragazzi, mentre la calura estiva inizia a farsi sentire…io mi metto al computer armato di Autan per stendere il consueto scritto mensile per il notiziario. Vorrei dar seguito alla mia recente lettera con cui ho convocato l’assemblea parrocchiale del 20 giugno. Qualcuno ha sostenuto che non è il momento di dedicarsi alla stesura di un progetto… Io al contrario ribadisco chiaramente che è urgente farlo. In realtà il progetto pastorale per la comunità di S. Gerardo ufficialmente consegnato all’allora arcivescovo di Milano, il card. Martini… c’è già. Si tratta solo di aggiornarlo, perché stiamo parlando di un testo datato 1996. Gli interventi all’assemblea mi sono molto piaciuti e li potrete leggere nel verbale pubblicato proprio su questo numero del nostro bollettino. Però ora occorre aver il coraggio della verifica e ho bisogno di avere accanto qualcuno che ci creda e mi aiuti a portare a termine il piano.

Mi sto chiedendo da settimane se i miei fedeli stanno capendo qual è il mio intento. Ho l’impressione che molti si fermino alla noiosa constatazione di avere fra le mani ancora cartaccia, teoria, come di chi vuole essere schiavo di strutture e dell’organizzazione. Fiumi di parole. Chilometri di pagine. Che come sempre accade, si perdono nel nulla.

Non deve essere così. Le motivazioni che mi fanno insistere, al di là delle richieste del Vescovo dopo la Visita pastorale dello scorso anno, sono sollecitate dalla presa di coscienza della necessità di lasciarci educare dal Signore ad una testimonianza più evangelica che nasce dalla verità del Cristo e che deve esprimersi nella libertà dell’Uomo.

É la ricerca, per i cristiani che vivono nel territorio della Parrocchia di San Gerardo al Corpo in Monza, di un nuovo modo di vivere la fede nel quotidiano, per dare senso ad una esistenza fatta quasi sempre di cose umili ma non banali.

Ci vogliamo mettere insieme. Vogliamo crescere nel valore dell’appartenenza. Dobbiamo sforzarci di verificare se i motivi, gli obiettivi, gli strumenti, le modalità del nostro agire in parrocchia sono coerenti e convergenti. Altrimenti il risultato sarà la nefandezza di un movimento da paramecio, da ameba…che si muove senza un nucleo, andando qua e là dove tira il vento, o dove spinge chi urla di più.

Ci sono orizzonti nuovi che finora sono rimasti nascosti. Ce ne accorgiamo o no? Solo in questo mese ho celebrato una ventina di funerali di “grandi vecchi”, colonne, uomini e donne forti… finisce un’epoca. Ma non ci accorgiamo che un’altra è già iniziata da un pezzo? Ce ne staremo ad oziare, inutili spettatori indifferenti o - peggio ancora - criticoni restauratori con anacronistici commenti del tipo: “Ma che bisogno c’è di altro? Abbiamo sempre fatto così!!!”

Da mesi ci stiamo interrogando sul significato della pastorale nel suo aprirsi a tanti aspetti della vita cristiana, e le soluzioni cui aspiriamo a giungere devono nascere dalla preghiera e dalla contemplazione del volto di Cristo nella sua Chiesa, nel suo corpo vivente qui ed ora. Non occorre aver paura: è il Signore che ci indica la via da percorrere. E non siamo così ingenui da pensare che basta avere un progetto scritto che ci porterà immediatamente ad avere risultati operativi e soddisfacenti. Non li cerchiamo nemmeno. I frutti li concede per grazia la Provvidenza di Dio. Noi si deve seminare. Seminare la Parola. L’albero, il simbolo che ho in mente da sempre per designare il lavoro di una parrocchia, vive per la linfa vitale che crea un continuo dinamismo. La linfa è il dono di Dio che agisce in ogni persona che vive con noi, e che ciascuno sente pulsare per realizzare quei desideri profondi che Iddio suscita nel cuore dell’uomo.

Certo. Aspiro ad un progetto ricco di spunti per proposte nuove e attività più attuali, nella prospettiva di un Regno di Dio senza confini, un cuore capace di meravigliarsi ancora della misericordiosa bontà di un Padre che non si stanca mai di accogliere, di perdonare, di salvare i suoi figli.

Vedere. Giudicare. Agire. Mi ero proposto questi tre verbi al mio arrivo nell’agosto 2015. A settembre inizia il mio quarto anno che si ispirerà ai primi passi del nuovo cammino. La nostra vita è un pellegrinaggio verso la casa del Padre. A me il Giudice supremo chiederà se come pastore, avrò fatto camminare anche gli altri… e dovrò responsabilmente narrare il mio operato. Ne va della mia salvezza.

Buona estate!

don Massimo