Costruiamo insieme la nostra comunità

Una conterranea amica mia, quest’estate, notando ad una mostra il modellino della chiesa di San Gerardo ha pensato di farmi cosa gradita fotografarla ed inviarmela in WhatsApp.

Nella stessa settimana due stimatissimi parrocchiani mi hanno inviato via mail l’immagine della copertina, un’opera di fine artigianato ottenuta con gli stecchini realizzata da un loro caro amico, signor Enrico Rossi.

Questa coincidenza mi ha fatto molto riflettere: come sto costruendo la mia comunità? Su quale progetto vogliamo elaborare la vita della nostra comunità? Questi due modellini ci insegnano che ci vuole fierezza di appartenenza, pazienza infinita, dedizione gratuita e una comunione di intenti. A San Gerardo – mi dispiace dirlo - succede il contrario. Debbo infatti constatare l’aumento della indifferenza, l’abbandono del campo, l’impegno però interessato e la coltivazione del proprio orticello. Atteggiamenti non proprio cristiani.

Passano frettolosamente giorni, settimane, mesi, stagioni ed anni e non si attiva mai quello che auspico da tempo come parroco. Del resto non sono il solo a sostenere che lo stile della nostra parrocchia va rinnovato. Ma nello stesso tempo non avverto di essere incoraggiato in questo cammino. L’incipit della lettera pastorale del nostro Arcivescovo non può lasciarci inermi. Smettiamola di dire: “Si è sempre fatto così” e tiriamo fuori la testa dal terreno. Non facciamo gli struzzi. Se non avremo il coraggio di ripensare quali sono le radici, il tronco, i rami e le foglie del nostro albero…il tentativo di rinnovo del progetto della parrocchia non partirà mai. Mi rifiuto di scriverlo da solo. Sarebbe un calare dall’alto. Se non è condiviso, è inutile perdere il tempo.

Ammettiamolo. A san Gerardo si va avanti con la stesura del calendario. Quando c’è quello, tutti tirano un fiato di sollievo perché così ci possono inserire le cose che desiderano, infischiandosene di un cammino comune. Avevo chiesto la carità di farmi avere durante i mesi estivi, alcune date basilari del proprio anno e solo il Gruppo Famiglie e il Gruppo Spadoni hanno collaborato. L’assemblea di giugno e le novità ecclesiali che si stanno celebrando proprio in queste settimane ci obbligano a guardare in faccia la realtà. Mi permetto dunque di chiedere a tutti coloro che sono responsabili di un gruppo in parrocchia di verificare quali sono le loro radici, il tronco, i rami e le foglie del loro esserne inseriti. Tutti dovrebbero condividere questa immagine che tradotta in termini programmatici significa: quali sono i fondamenti cristiani che animano l’agire del mio gruppo in parrocchia? Qual è la mia storia, il metodo attuale che desidero seguire per ottenere i fini desiderati? E quali sono gli obiettivi, le finalità del mio impegno affinché possa chiamarsi definirsi sinceramente una realtà ecclesiale? E infine quali sono gli strumenti, le realizzazioni, le attività che intendo proporre e realizzare affinché il progetto sia attuale e non anacronistico, evangelico e non altro?

Come parroco chiedo veramente che tutti i gruppi si pongano queste quattro domande. Dal Consiglio parrocchiale a quello dell’oratorio, dagli amministratori ai segretari, dai chierichetti agli animatori, dai lettori ai cantori, dai cuochi alle catechiste, dal gruppo missionario a quello liturgico, dalle agenzie sportive a quelle caritative… tutti tutti, se vogliono essere considerati facenti parte della parrocchia devono sentirsi interpellati. Non dimentichiamoci che le foglie in autunno cadono…metafora malinconica per dire che se il nostro tenere in piedi attività non risponde più ai bisogni di oggi, occorre sfrondare. Cristo stesso notando che un fico non portava frutti ordinò di tagliarlo. Gli apostoli mossi a pietà gli chiesero di aver pazienza: “Ancora un anno, maestro…”

Ma il parroco di san Gerardo queste cose le sta chiedendo da quando è arrivato. E ora inizia il quarto anno…Come intendiamo aiutarlo?

don Massimo