Tu quando verrai .......

Avvento è attendere la nascita di Gesù. Avvento è attendere il ritorno di Gesù. Con il rinnovo dell’anno liturgico lasciamo la lettura del vangelo di Marco e ci inoltriamo in Luca. Ebbene, c’è un versetto di Luca che mi ha sempre sgomentato: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8).
Forse a molti il quesito non interessa. Costoro ritengono che la fede sia una sovrastruttura come le altre, una delle tante componenti – più o meno variabili – dell’animo umano. Interesserà, voglio ancora sperarlo, coloro che hanno fede. Ma ci sono credenti i cui sonni non vengono mai turbati da niente.
Io da uomo, da credente, da pastore, da parroco… voglio provocare. E vi dico che in realtà perfino la comunità cristiana, i nostri gruppi… se esistono, esistono per questo: perché il Figlio dell’Uomo, al suo ritorno, possa trovare ancora fede sulla terra. Sostengo che questa è l’unica nostra ragion d’essere. Tutto il resto deriva da questo. La radice è questa. Perfino le opere di solidarietà e di assistenza potrebbero essere sostenute da altri. Non è prerogativa di noi cristiani.  Lo sport per esempio piò essere compito di altre istituzioni che potrebbero benissimo gestirlo meglio di noi. I viaggi turistici potrebbero essere organizzati da chi lo fa per mestiere. Idem per l’organizzazione del tempo libero: ormai ci sono enti specializzati ad attirare piccoli e grandi.

La fede invece, le sorti della fede e del Vangelo, queste ci appartengono. Se non ci pensiamo noi, chi ci deve pensare? Per che cosa siamo al mondo, se non per questo? E se il Figlio dell’Uomo tornasse in questo Avvento troverebbe la nostra parrocchia pronta? La troverebbe impegnata in quello che deve fare?
Mi accorgo invece che al centro ci siamo sempre e ancora solo noi, non il Signore. Ecco la mia provocazione per l’Avvento 2018: torniamo a mostrare ciò che ci interessa! E ci interessa solo il Signore. Desidero essere parroco di una comunità che sia segno del Signore e non di altro.
Non una comunità dove alla fine di estenuanti riunioni (si sta in piedi a sedute…uff), ti accorgi di aver buttato via un’altra serata dove ospite gradito non era il Signore.  Dove si parla di tutto, meno che di Lui. Dove ci si preoccupa di tutto, fuorché di Lui.
Io voglio preoccuparmi di servire e di proclamare il Signore. Mi sono fatto prete solo per questo. E dunque san Gerardo deve tornare ad essere una comunità dove ciò che ci appassiona, non è mettere in mostra noi stessi, né quello che facciamo o abbiamo fatto nel secolo scorso (sic!), ma che in evidenza sia Lui, Gesù di Nazaret. Gesù che nasce.  Una comunità dove poco importa se noi diminuiamo, perché emerga Lui. Lo griderà Giovanni il Battista. Di tutto ciò che facciamo rimane solo pallida memoria ed è triste vedere generazioni di cristiani che si crogiolano ancora su anacronistiche nostalgie. 
Importante e decisivo invece è Cristo. Lui sì che non può – non deve – diventare pallida memoria nella coscienza di ciascuno di noi, uomini e donne del nostro tempo. Io ho il terrore di questo. Da trent’anni sono prete. E mi chiedo se anche in me, per la seduzione delle cose del mondo, si fosse impallidita la memoria di Gesù? Morirei di dolore. No, non posso permetterlo. Non possiamo. L’Avvento arriva per rinnovarci. Spunta un germoglio sul tronco di Iesse. Torniamo a scegliere di servire il Signore cioè di cercarlo appassionatamente, personalmente. Ma sarebbe sprecare la potenza di Gesù che ci chiama  se, una volta deciso di seguirlo, ci rintanassimo ancora nei nostri rifugi sicuri. C’è bisogno di persone nuove. C’è bisogno all’oratorio. Alla catechesi. Alla San Vincenzo. Per dare una mano in sacrestia. C’è da andare nella vigna del Signore, però non da padroni. Ma, come diceva papa Benedetto, come umili servi del Signore. Molte volte col nostro dire e col nostro fare, non solo non lasciamo trasparire lo stile del Signore ma imponiamo noi stessi, impedendo che altri si affaccino nella vigna di Gesù. E questo non va bene.
E poi, a dire il vero, la vera vigna non si limita solo agli ambiti parrocchiali. Ma è il luogo di lavoro, l’università, il pianerottolo, il bar sotto casa…perché sarebbe falsità se aiutassimo i missionari, i poveri, i senza fissa dimora ecc. ecc. se poi continuassimo a costruire una società pagana, un mondo che è lontano da Dio.
Io vedo tanto bene nella mia parrocchia, tanto. Però è vissuto in maniera chiusa, continuando a pensare a noi stessi, al nostro gruppo, alla nostra realtà, disinteressandoci concretamente di moltissimi che soffrono la “fame” e non si avvicinano più, da tempo, alla mensa del Signore. A tutti dunque lascio questo impegno per l’Avvento ed in genere per la vita parrocchiale: superare tutte le discussioni di competenza, tocca a me.. tocca a te…uff, per dare assoluta priorità al Signore. La situazione è troppo preoccupante per permetterci di perdere il tempo in disquisizioni o litigi. Mi attendo che come parrocchia di San Gerardo, ognuno se impegnato nella pastorale, superi le chiusure e sia segno di disponibilità totale, di gratuito servizio, di vera missionarietà.
Torno da dove ho cominciato: “Il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”
E in san Gerardo?

 

Buon Avvento

don Massimo