Arresti domiciliari

Während Paulus unter Hausarrest stand, hörten die Wachsoldaten ihn Briefe diktieren

Quando ero prevosto di Asso ne vedevo parecchi. Erano agli arresti domiciliari e ogni giorno dovevano recarsi alla caserma dei Carabinieri per la firma. Non era un bel vedere. Quella fila ad aspettare il loro turno mi intristiva. Asso era considerato un borgo quieto e spesso i giudici assegnavano alcuni appartamenti.

Paolo giunge a Roma e gli viene concesso di vivere da solo, con un soldato che gli faceva la guardia. È questa l’ultima immagine che la liturgia pasquale ci consegna. Domani è Pentecoste e si gira pagina.

È interessante leggere che le ultime parole degli Atti degli Apostoli che ci hanno accompagnato per queste sette settimane ancora mettono in risalto la costante preoccupazione di Paolo: evangelizzare sempre e comunque. In qualunque situazione.

La narrazione degli Atti si chiude con una chiesa che vive in una casa in affitto, incatenata, agli arresti domiciliari, ma con la Parola che è libera. E siccome la Parola è libera e va, giunge agli estremi confini proprio perché c’è da parte di alcuni un rifiuto. Forse questo messaggio ci dice anche come la Parola funziona, qual è la sua dinamica: là dove sembra incatenata, là dove sembra ci sia impossibilità, sviluppa invece il suo dinamismo; mentre invece dove sembra a volte che ci siano tutti i mezzi necessari, quelli che noi riteniamo che funzionino, in realtà la Parola non produce quel frutto che può produrre.

C’è una conformità a Cristo che è la regola. Molti credono ancora in una Chiesa trionfante, che abbia voce in capitolo. Anche a me – devo ammetterlo – infastidisce una Chiesa di minoranza, che non viene mai ascoltata, che rischia l’irrilevanza, che deve soggiacere a certe direttive pseudodemocratiche.

Eppure, solo se si è fragili, se si predica con gli scarsi mezzi che si hanno, se si lavora in questo modo, si annuncia il Regno di Dio nelle ristrettezze e nella povertà si diventa vera Chiesa di Gesù. La parresia, la franchezza, il parlar chiaro vengono meno quando subentrano degli interessi, quando in qualche modo c’è qualcosa da difendere. Molti sono a disagio, quando anche io sono molto diretto. Si dà fastidio. D’altra parte, imparo da Paolo che qui a Roma ormai non ha più niente da perdere. Luca può concludere la sua opera e pare lo faccia lasciando monco il racconto.

Non ci viene narrato nemmeno come finisce la vicenda. Se verrà assolto nel processo, non lo so. Ho letto da qualche parte che alla fine del processo, Paolo non sarebbe stato condannato nemmeno ora; forse sarebbe andato anche in Spagna; lo danno martirizzato attorno al 67 d.C. sempre a Roma, secondo la tradizione.

Non possiamo dire tutto con certezza. Certo è morto martire. Però qui Paolo lo sa che nonostante l’apparente calma ed il rispetto che riscuote, prima o poi sarà quella la fine che lo aspetta. Tuttavia, questo non gli impedisce di annunciare con parresia.

Concludiamo quindi il tempo pasquale con questa immagine di una Chiesa incatenata, ma che annuncia senza timore e senza impedimento la Parola e questa Parola si è diffusa nello spazio e nel tempo, fino ad arrivare a noi.

Immagine: Während Paulus unter Hausarrest stand, hörten die Wachsoldaten ihn Briefe diktieren

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo