Civis Romanus Sum

Particolare della statua di san Paolo in piazza San Pietro

A Berlino ovest la pronunciò perfino l’amato e sfortunato presidente Kennedy in un famoso discorso nell’anno in cui fu assassinato: «Duemila anni fa l’orgoglio più grande era poter dire civis romanus sum. Oggi, nel mondo libero, l’orgoglio più grande è dire “Ich bin ein Berliner” (io sono berlinese)». Era il 1963. Ancora molto lontani dalla caduta del muro. Altro che libertà…

San Paolo invece era un cittadino libero: possedeva ben tre identità. Era ebreo. Figlio della borghesia ellenista, si esprimeva in greco. Ed era cittadino romano. Nella Parola di Dio proposta oggi nella liturgia viene narrata una fase del lungo processo intentato contro di lui. Nei versetti finali si conclude la farsa con una decisione.  Non si può presentarlo all’imperatore senza alcuna accusa. Per questo si chiede agli astanti di esaminare il caso per vedere cosa possa scrivere a Cesare. È infatti assurdo inviargli un prigioniero da giudicare senza alcuna incriminazione contro di lui. Tema fondamentale del testo è sempre e ancora l’innocenza politica di Paolo e la rilevanza pubblica del messaggio cristiano che lui porta a tutti, compresi governati e re. Questa farsa ha dunque un senso, una sua importanza se la guardiamo dall’ottica della Parola che procede, perché qui si aggiunge un pezzo: Paolo è stato davanti al tribuno, poi davanti al governatore e adesso è davanti al re che provvederà poi all’invio di Paolo a Roma, addirittura davanti a Cesare. Il suo processo ricorda tanto quello inscenato per Gesù stesso.

Qui però c’è una ragione in più. Tutto questo racconto di Luca ha come scopo quello di dimostrare come agli occhi dei romani il Cristianesimo sia ormai una religio licita e soprattutto che in qualche modo il Cristianesimo non possa venire relegato a religione privata, a livello di setta, e ce n’erano tante allora e non davano fastidio. Insomma, c’è un progetto. C’è un disegno voluto da Dio.

Per cui una domanda che questo testo sollecita diventa una riflessione: tante volte noi vediamo il conflitto con gli Ebrei in modo problematico, però se non ci fosse stato tutto questo conflitto il Cristianesimo non si sarebbe divulgato in modo così ampio e veloce. Abbiamo visto come, attraverso una persecuzione, attraverso il male, subito, sopportato da testimoni come Paolo, proprio questa sia stata una via di propagazione del Cristianesimo. Noi lo sappiamo bene. È la teologia della storia. Dio sa scrivere ben dritto anche sulle righe storte che noi gli tracciamo sulle pagine del quaderno della vita.  Continuiamo a guardare questo mistero che guida la storia della salvezza; essa giunge fino a noi e ci interpella.

In un certo senso anche questo gesto scaltro di Paolo favorisce il diffondersi della Parola. Per andare a Roma ci voleva del tempo. Tutto tempo in più speso totalmente per Cristo e il suo Vangelo.

Immagine: Particolare della statua di san Paolo in piazza San Pietro

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo

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