Costretto dallo Spirito

San Paolo – Particolare del mosaico di Rupnik – Cappella della Nunziatura di Damasco

Ho sempre collegato lo Spirito al massimo del dono della libertà. Ed oggi mi trovo nelle letture questa espressione. Storco il naso e voglio approfondire. Come costretto? Anzi, San Paolo usa addirittura il termine “vincolato”, “incatenato” … Sono incatenato dallo Spirito. Di cosa stiamo parlando? Eh, chiaramente di quello Spirito del servo, quello Spirito sceso su Gesù al Battesimo; lì lo ricevette ed è lo stesso che vivrà tutta la vita e che darà dalla Croce.

Il termine che Paolo usa “incatenato” è lo stesso che si usa proprio per gli schiavi che sono stretti dalle catene e ritornerà anche altrove. Lui insiste molto su questo concetto e ci può aiutare a riflettere anche sul modo in cui noi consideriamo forse la libertà a volte, come non essere vincolati da nulla, avere davanti una infinita gamma di possibilità. Ma lo Spirito Santo è proprio la relazione d’amore tra Padre e Figlio, è il vincolo, la catena, che non costringe perché è l’amore. E allora, ecco che Paolo ci aiuta a riflettere. Se nella nostra vita per noi la libertà significa troncare delle relazioni vincolanti, questo ci isola, ci impedisce poi di accedere a quell’amore che invece consiste proprio nel legarsi all’altro, nel servirlo, nel dare la propria vita per gli amici e per i fratelli. E allora possiamo capire come questa catena che Paolo sente da parte dello Spirito Santo è proprio la massima realizzazione forse, di tutta la sua vita e non a caso ne parla proprio quando sta arrivando alla conclusione della sua vicenda terrena, di tutta la sua vita. È appunto quella sintesi che lui può fare guardando indietro e avendo sperimentato poi delle catene reali.

Mi chiedo se nella mia vita, anche sacerdotale, stia maturando questa libertà. In certi momenti appare solo la rinuncia…alla laurea, alla professione, ad una donna, ad una famiglia tutta mia, ai figli, alla carriera, al denaro, ad un certo tenore di vita, alla casa al mare, all’amore per i viaggi…ecc. ecc.

In realtà, se uno è docile allo Spirito di Pentecoste trova il centuplo quaggiù e l’eternità. Tutto il resto si relativizza. Diventano beni, dei veri beni…ma penultimi. Quindi è molto bello sentirsi incatenati come san Paolo da questo Spirito ormai posseduto, come Gesù nel Battesimo, che scende in forma corporea – come specifica Luca -, cioè nel senso che questo Spirito prende tutto il tuo corpo come ha preso quello di Gesù; corpo che diventa tutto infuocato perché è un Battesimo nel fuoco, nell’amore. E di lui è tutto pieno.

Immagine: San Paolo – Particolare del mosaico di Rupnik – Cappella della Nunziatura di Damasco

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo