Lapidazione

lapidazione

Non ho mai finora versato sangue per Gesù. Né mai preso una botta. Forse non ho la vocazione al martirio. Spintonato, sì. Insultato e fatto oggetto di minacce e di telefonate più o meno anonime, sì. Ma rischiato la pelle, mai. Io penso che faccia la differenza. O molli o diventi forte come la roccia. Ricordo un sacerdote che si beccò una sprangata in testa e sopravvisse. Il mai dimenticato don Isidoro Meschi che si prese una coltellata proprio da chi aiutava con la carità, quello sì che ci rimase. Sto parlando di episodi in diocesi. Insomma, chi fa bene il prete, ma in genere chi è un vero cristiano incorre nei conflitti. Non si può vivere il vangelo da “piacioni”.

Lo sa bene Paolo. A Listra fu lapidato, brutalmente e trascinato come un sacco di patate. Ma a lui andò decisamente bene. Con quel genere di pena disumana non si moriva per un trauma o per dissanguamento. Rarissimo. Si moriva di asfissia. La gente smetteva di tirar sassi allorquando non si vedeva più nulla del condannato, nemmeno un pezzo di vestito!

Evidentemente l’apostolo ricevette un colpo in testa o sul petto così violento e netto che tramortendolo, lo fece svenire. E questa fu, quella volta, la sua salvezza. La sua testa che rotola per tre volte dovremo aspettare a vederla, quando arriverà a Roma. Qui non è giunto il suo momento. Fa specie leggere che furono proprio alcuni Giudei (lui Giudeo per eccellenza, primo fra i farisei, zelante più di tutti) a sobillare i carnefici. Quante amici “veri” si tramutano in acerrimi nemici!

Che momento straziante… Lo credono morto, perciò non infieriscono. Non so dire se Paolo finse di essere morto o era veramente privo di sensi. Sta di fatto che gli si avvicinarono i suoi discepoli ed egli si rialza da solo. Impotenti e inermi non intervengono. Non viene aiutato.

È a questo punto che io rimango allibito. L’apostolo delle genti non si scoraggia. Non si fa accenno a odio o a spirito di vendetta, a prendersi una rivincita. Se capitasse a me, cioè di avere le mani addosso da qualcuno, minimo minimo correrei dai carabinieri a sporgere denuncia per avere giustizia. Non si fa riferimento a nulla di tutto ciò. Paolo prosegue il suo cammino.

Vengono in mente gli episodi in cui Gesù stesso se la vide brutta, quando lo strattonarono, gli misero le mani addosso, volevano buttarlo da un dirupo. Ma lui non si scompose, si scrollò con decisone da loro e se ne andò. Evidentemente non era giunta la sua ora. Per questo l’episodio ricordato oggi nella pagina di Atti ci insegna che tutto – nell’economia della salvezza – tutto serve. Dio è capace di rendere utile anche un conflitto, un fallimento, uno scontro.

Umanamente però è difficile da accettare e da vivere cristianamente. Ricordiamoci di Geremia, sedotto e…abbandonato. Ci vuole una buona dose di forza e di umiltà per non farsi scoraggiare. Non bisogna essere ingenui. Conosco sacerdoti che non ce l’hanno fatta. Sprofondando nel buio della depressione.

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo