Le Vedove Elleniste

Icona della istituzione dei sette diaconi

Quante volte anch’io sento questa obiezione che mi sale dal cuore: “Non è giusto…” relativamente ad alcuni aspetti della vita parrocchiale. Mi inquieto. Cominciano i film mentali. Poi mi quieto perché la maggior parte delle volte quelle che si creano, sono situazioni che di pendono da me che sono il parroco… Se volessi cambiarle, potrei radicalmente. Non devo render conto a nessuno, se non al vescovo. Ma poi l’esperienza mi fa dire che ad usare le maniere forti, nascono inesorabilmente le contrarietà e le divisioni. Ed è peggio. Non è bene che un parroco le alimenti. E allora si impara a vivere di compromessi. Ma guarda caso l’entusiasmo e la gioia, piano piano se ne vanno.

A volte bisogna aver il coraggio di affrontare la realtà e se questo comporta il dovere di sostenere il conflitto, bisogna osare. Se non avessero fatto così i Dodici, sicuramente avremmo avuto una Chiesa diversa. Mondana. Cosa era successo? Di fronte al problema della corretta gestione dell’attività – oggi diremmo – caritativa della comunità cristiana di Gerusalemme, gli apostoli non fanno finta di niente.

Venivano trascurate le vedove, ma solo quelle di origine greca. A quelle delle famiglie ebree, c’era un’attenzione particolare da parte dei fratelli giudei. I familiari delle vedove elleniste pertanto si ribellano e le difendono. Risultato? Per evitare disparità di trattamento, gli apostoli hanno dovuto sobbarcarsi del lavoro in più con una preoccupante conseguenza: stavolta era la Parola di Dio ad essere trascurata. Non avevano più tempo, capite? Non avevano più la concentrazione necessaria. Non badavano più alla spiritualità. Questo – ancora attualissimo – è un vero rischio per una comunità. In genere lo è per ogni persona.

Lo Spirito suggerisce l’istituzione di una figura nuova con la proposta dei diaconi. Fa riflettere dunque questo episodio per analizzare anche quanto avviene in ogni gruppo, associazione e comunità in genere. Noi temiamo i conflitti. Teorizziamo che bisogna vivere in pace e in armonia. È vero. Ma quante volta a causa del meschino quieto vivere, preferiamo il compromesso per non perdere smalto, potere, amicizie e agevolazioni… “pro bono pacis”… non ci accorgiamo che priorità e radicalità evangeliche vanno a farsi benedire. Non possiamo permetterlo.

Immagine: Icona della istituzione dei sette diaconi

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo