Ogni Nazione

Pentecoste, Arcabas (Jean-Marie Pirot), 114 x 146 cm, olio su tela, Monastero Notre-Dame du Cénacle, Lione, Francia, 2005.

Con oggi termina il tempo pasquale. Un anno veramente particolare questo 2020, vissuto con una reale quaresima/quarantena e con una celebrazione della Risurrezione di Cristo che ci porta proprio verso un concretissimo desiderio di rinascita.

Molti hanno lottato contro la solitudine e ne sono usciti più forti. Altri hanno dovuto fare i conti con una convivenza che si è dimostrata non così facile da gestire come qualcuno dava per scontato. Dopo l’euforia dei primi giorni presi proprio filosoficamente e sportivamente, sono subentrate le lunghe settimane in cui per forza di cose ognuno doveva misurarsi con sé stesso e confrontarsi con gli altri. Siamo stati costretti a riflettere sulla nostra capacità di relazione.

E finalmente abbiamo capito quanto siano comodi i social. Ma abbiamo dovuto riconoscere che avere a che fare con le persone è meglio!

Il giorno di Pentecoste simbolicamente ci aiuta in questo. Lo Spirito che annualmente celebriamo, ci mette in relazione con Dio, con noi stessi e con gli altri. Il singolo si apre al mondo. E tutto il mondo è riunito come se fosse una persona sola. Inizia una nuova stagione. Il primo tempo era stato dominato da un protagonista fatto di terra a cui fu donato il soffio dell’anima vitale: Adamo. Il nuovo tempo è guidato da un altro uomo, “L’uomo nuovo”, che è tornato ad essere Dio affinché lo Spirito potesse giungere a vivificare la nostra carne. Gesù dona lo Spirito dalla Croce. Ma nel Nuovo Testamento sono narrate molte altre Pentecoste. Per Luca si ripetono più volte a dire che ormai è un’azione quella dello Spirito che è iniziata e non terminerà mai più.

È definitivamente chiuso il tempo della “legge”. Inizia il tempo dell’Amore. Basta con la confusione di Babele. Inizia il tempo della diversità che si tollera, quella radunata dalle lingue infuocate dello Spirito che alla fine è una sola, un fuoco solo. E tutti parlano, proclamano, annunciano, godono. Addirittura, Luca insiste nel dire che ciascuno sentiva l’altro parlare la lingua che avevano imparato da neonati, la lingua madre, il dialetto!! Quello che magari noi non parliamo, ma che se i nostri nonni lo usano…capiamo!

Ogni nazione viene citata. Chiaramente ogni nazione del mondo circostante, di allora. È come se Luca disegnasse una mappa con una croce: nord, sud; est, ovest. E cita uno per uno tutti i popoli, piccoli popoli. È l’anti-Babele per eccellenza. Là tutti erano uniti ma per la fame orgogliosa e superba di arrivare a prendere il posto di Dio, si ritrovarono tutti incapaci di comunicare. Qui, tutti diversamente uniti dalla forza dello Spirito, si trovano a parlarsi e a capirsi. Ogni nazione è diventata Cenacolo. È felicità assoluta. E chi può impedire questa esplosione di gioia? Sono così euforici che li prendono per ubriachi di vino.

Ad Abramo fu promesso che “in te crederanno tutte le stirpi della terra”. Oggi si realizza il sogno di Dio, ogni nazione si apre alla possibilità della salvezza.

Bella provocazione per i nostri giorni dove molti tornare ad erigere i muri e a perseguitare le diversità. Proprio mentre scrivo un’altra persona di colore viene barbaramente trucidata da un poliziotto americano. Povero Martin Luther King! Poveri coloro cha hanno ancora dei sogni!

Ricominciamo daccapo. Lo Spirito soffia. Ma noi non ci lasciamo inondare e rinnovare.

Immagine: Pentecoste, Arcabas (Jean-Marie Pirot), 114 x 146 cm, olio  su tela, Monastero Notre-Dame du Cénacle, Lione, Francia, 2005.

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo