Inizio del Vangelo di Luca nel Codice Vaticano, dove si cita il nome di Teofilo

Nel giorno dedicato all’Ascensione di Gesù, è bello riflettere anche su ciò che viene ha lasciato. Cristo risorto se ne va. Ma la Chiesa continua il suo cammino. Fra le prime esigenze avute dalla comunità c’è stato il bisogno di avere qualcosa fra le mani.

Lo spiegava bene in una conferenza il cardinale Carlo Maria Martini il 9 maggio 2003. Parlava di come si sono formati i primi testi del Nuovo Testamento: “Certamente la prima predicazione orale avrà sentito abbastanza presto il bisogno di avere dei testi di riferimento, in particolare raccolte di detti di Gesù, per sostenere la memoria dei nuovi predicatori. E così che nacque molto probabilmente una raccolta di parole di Gesù, che fu poi utilizzata dagli autori dei nostri Vangeli e che non ci è pervenuta. Ma molto presto nacque anche il bisogno di avere un racconto un po’ completo della vita di Gesù, in particolare della Passione, che fosse un po’ la sintesi della predicazione degli apostoli. E così che la tradizione ritiene che il Vangelo secondo Marco, probabilmente il Vangelo più antico, scritto verso la metà degli anni 60, fosse una sintesi della predicazione di Pietro composta dal suo discepolo Marco. Questo accadeva a Roma, mentre probabilmente in Antiochia di Siria o in qualcuna delle altre comunità di questa regione un altro predicatore metteva insieme una sintesi ordinata delle parole e dei detti di Gesù, che è nota come Vangelo secondo Matteo. Dopo qualche tempo una personalità colta della cristianità primitiva, il medico Luca, ebbe l’idea di comporre un racconto ancora più ordinato e completo e lo dedicò a una importante personalità del suo tempo, un certo Teofilo, con queste parole: «Poiché molti hanno posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teofilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto» (Lc 1,1-4).

Ma chi era questo Teòfilo? È un nome che deriva dal greco antico Θεόφιλος composto da θεός (theos, “dio”) e φιλος (philos, “amico”, “amato”, “caro”): può quindi essere interpretato come “amico di Dio, amante di Dio o caro a Dio, amato da Dio”. Gli stessi termini, però invertiti di posizione, compongono anche il nome Filoteo.

Sarà stato dunque un uomo in carne ed ossa, oppure è un nome metaforico riferito, in virtù del suo significato, a tutti i cristiani? Ebbene, chi era questo Teofilo, unico destinatario dei due scritti lucani? L’evangelista, con le due dediche di per sé, imita una prassi diffusa tra gli autori ellenistici, quella di intitolare le loro opere a mecenati, benefattori, sostenitori o amici. Ora si sa che il nome Teofilo era stato adottato anche dagli ebrei. Quindi non siamo in grado di definire le origini di questo personaggio – ufficiale romano? –  che si era convertito al cristianesimo e che Luca voleva condurre verso una conoscenza più solida e compiuta, sia della storia e del messaggio di Cristo sia delle vicende della Chiesa.

Tuttavia, c’è un segnale: l’appellativo con cui Luca gli si rivolge, in greco kràtiste, che per certi versi potrebbe essere simile al nostro “eccellenza”. Il titolo in latino aveva come equivalente la forma clarissimus, in pratica “illustrissimo, egregio”, ed era riservato ai membri dell’ordine senatoriale ed equestre. Qualunque interpretazione si dia, ciò non toglie la certezza che Teofilo rimane una presenza storica significativa nei primi passi della diffusione del cristianesimo.

Lo so che alcuni Padri della Chiesa a partire da Origene si basavano sul valore etimologico per immaginare un personaggio simbolico per indicare tutti i destinatari del Vangelo di Cristo, “amati da Dio” (Romani 1,7). Sta di fatto che Teofilo è una figura concreta, a noi ignota, cara però a Luca: la dedica a lui – come ha osservato uno studioso “non trasforma l’opera lucana in uno scritto privato, ma sottolinea l’aspirazione dell’autore a presentare l’annunzio apostolico nel suo significato universale”.

Ma il “Teofilo” che c’è in noi, si lascerà raggiungere?

Immagine: Inizio del Vangelo di Luca nel Codice Vaticano, dove si cita il nome di Teofilo

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo