Candelabro

candelabro

Matteo ha usato proprio il termine λυχνίαν, candeliere. Evidentemente non solo i ricchi si potevano permettere dei candelabri, ma in ogni casa ci sarà stato un luogo piuttosto alto dove riporre la luce pur fioca, affinché si potesse rischiarare in maniera maggiore.

I cristiani contemporanei non peccano di pusillanimità o di incoerenza. Il mio modesto parere è che la loro pecca maggiore è la poca visibilità. La poca rilevanza. Gesù corre il rischio di essere frainteso perché altre volte è stato molto severo nel riprendere coloro che vivono le cose solo per farsi vedere: pregare, fare la carità, rispettare le leggi anche quelle minime… E aveva invocato la segretezza. Aveva raccomandato di non andare ai crocicchi delle strade. Aveva esortato a non fare pubblicità delle proprie azioni.

Ricordo in Terra Santa, durante il mio viaggio, di essermi fermato attonito ad osservare i pii israeliti che al Muro del Pianto ostentavano la loro preghiera alzando la voce e muovendosi molto, fino a roteare il corpo e a far penzolare le frange dei mantelli.

Non penso che Gesù ammirasse questo genere di esibizione. Essere sale e luce per lui voleva dire che i suoi discepoli avrebbero dovuto differenziarsi dalla massa. Agire positivamente non deve valere come motivo per cui vantarsi. Sembra quasi dire che gli altri, chi mi guarda… ha il diritto di pretendere da me un comportamento coerente con quanto professo nella fede. Altrimenti è tutta una pagliacciata. Anzi peggio è assai ridicolo, come accendere un lume e riporlo chiuso in un luogo che ne limita la luminosità. Cerchiamo di essere luce e soprattutto non rinunciare mai alle modalità: azioni, parole, eventi, occasioni… sono tutti  come un candelabro che ha lo scopo di fare ancora più luce in questo mondo che spesso vaga nel buio.

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo