La valle di Innom a Gerusalemme

Per ben due volte oggi nel vangelo Gesù allude probabilmente alle fiamme dell’inferno. Oggi giorno c’è chi accusa i predicatori che non si parla più dei Novissimi e soprattutto dell’inferno; e c’è chi si scandalizza se si parla di ira di Dio e di castigo di Dio. Non è più politically correct nelle omelie alzare la voce e tuonare dal pulpito come i retori medievali!

Eppure Gesù sottolinea con forza le esigenze del vangelo. E si spinge anche nella sfera matrimoniale, parlando dell’adulterio che mina la società alla sua base cioè la solidità del vincolo coniugale e la serenità di una famiglia.

Ma va oltre, come al solito. L’amore è un “oltre”. Radicalizza assai. Chi guarda con occhio impuro è già nel peccato.  Se usi le tue mani malamente, addirittura tagliale! Gesù in un certo senso invita ad un calcolo conveniente. Ti sta a cuore la salvezza? Desideri vivere nell’eternità di una vita perennemente in comunione con Dio. E allora pensaci bene. Gesù non chiede di farci del male. Gesù vuole il cuore integro, non le mezze misure. E per convincerci, adottando immagini e linguaggio del suo tempo fa riferimento ad uno spettacolo poco gradevole e parla di Geenna.

Significa “valle di Innom”; poi i traduttori ( i LXX) hanno letto Geenna e ricorre 12 volte! Questa valle si trova presso l’antica Gerusalemme, famosa per il culto degli idoli. Poi il fedele re Giosia fece contaminare la valle per far cessare i sacrifici. Un vecchio commentatore del XIII sec. fornisce alcune informazioni interessanti: “Ed è un luogo nei dintorni di Gerusalemme, ed è un luogo detestabile, e vi gettano cose impure e corpi morti. C’era anche un fuoco che ardeva di continuo per bruciare le cose impure e le ossa dei corpi morti. Pertanto, il giudizio dei malvagi è chiamato metaforicamente Gehinnom”(David Kimhi)

La valle di Innom divenne così il luogo di scarico in cui si bruciavano i rifiuti di Gerusalemme. I corpi degli animali morti vi erano gettati per farli consumare dal fuoco, a cui si aggiungeva zolfo per alimentare la combustione. Vi erano gettati anche i cadaveri dei criminali giustiziati, considerati immeritevoli di una degna sepoltura in una tomba commemorativa. Se tali corpi morti andavano a finire nel fuoco venivano consumati, ma se i cadaveri cadevano su una sporgenza dello scosceso dirupo la carne in putrefazione veniva infestata dai vermi, che non morivano finché non avevano consumato la carne lasciando solo lo scheletro.

Ecco perché la Geenna fu usata da Gesù e dai suoi discepoli per simboleggiare la distruzione eterna, l’annientamento dall’universo di Dio, cioè la “seconda morte”, una punizione eterna. Perciò, gettare il cadavere di qualcuno nella Geenna era considerata la peggiore specie di punizione.

Gli adulteri sono avvertiti.

Immagine: La valle di Innom a Gerusalemme

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo