Pagliuzza e trave

Incisione a bulino di Hans Collaerti (Brussels 1525 ─ Antwerp 1580)

«L’uomo giusto si addolora nel biasimare gli errori altrui, il malvagio invece ne gode». Così recita un verso poetico indiano scritto almeno quattro secoli prima di Cristo. Ed è proprio il senso che Gesù ha voluto dare alla sua parabola della pagliuzza e della trave narrata nel vangelo di oggi.

Per istinto proviamo tutti un sottile piacere nel rimarcare gli errori degli altri piuttosto che essere contenti delle cose ben fatte. È più forte di noi. Eppure, il Maestro è particolarmente severo con chi giudica. Certo non si può non giudicare. Il Signore ci ha dato gli occhi per vedere e quando siamo alla presenza di clamorose cose storte non ci viene spontaneo sostenere che sono diritte.

Occorre però evitare di diventare come quelli che il Cristo stigmatizza. Sono brutte persone che ergono altezzose. Costoro sono sempre convinti di essere investiti da Dio di una missione, consacrati al servizio della verità e della giustizia. In realtà, essi si crogiolano nel gusto sottilmente perverso di sparlare degli altri e si guardano bene dall’esaminare con lo stesso rigore la loro coscienza, inebriati come sono del loro compito di giudici. Ecco, allora, l’accusa netta di Gesù: guarda piuttosto alla trave che ti acceca! Nel cuore del “Discorso della montagna” di Matteo), egli ammonisce: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati

Sì, cari amici, il Signore ci ha dato occhi per vedere… ma come dice ancora un antico apologo indiano: “…ma ci ha dato anche due palpebre!”

Immagine: Incisione a bulino di Hans COLLAERTI (Brussels 1525 ─ Antwerp 1580)

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo

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