Portatemi un denaro

denaro

Terminato il tempo pasquale, torniamo a quello chiamato “ordinario”. Mi fa sorridere l’idea che il primo brano che incontriamo, tratto dal vangelo di Marco, sia quello che parla del tributo. Tema assai feriale! Oserei dire… quotidiano!

C’è gente che gode nel coglierti in fallo. Non aspetta altro. Gesù è paziente, benché conosca le intenzioni dei cuori. Farisei ed erodiani lo tentano su uno di quegli argomenti che assillano l’umanità da sempre: le tasse. Vanno pagate oppure no?

La risposta per un cattolico è scontata. Anzi bisognerebbe combattere di più contro gli evasori. Dovremmo imparare a sconfiggere il nero. Piantarla con la retorica su questo punto. Gesù accetta la sfida e ordina che gli si porti una moneta.

Al di là dunque del dovere di pagare il tributo, il Signore coglie l’occasione – come sempre – di ampliare lo sguardo. Distingue, Gesù. Un conto è obbedire al Signore, un conto è obbedire ai governanti. Già ve lo dico, io ho un pessimo rapporto con chi fa politica non per vocazione e si trova al posto di comando non per servire gli uomini ma per fare il mestierante. Quando poi la Chiesa, vedi san Paolo, mi esorta addirittura a pregare per chi ci governa (come al venerdì santo), faccio veramente molta molta fatica.

In buona sostanza il vangelo ci chiede di riconoscere all’autorità civile un’autonomia propria che però sappia rispettare quello spazio interiore dell’uomo che solo Dio può occupare. E quello spazio si chiama coscienza.

In questi ultimi mesi di emergenza pandemica, il governo ha dovuto più volte imporsi per il bene comune. La ritrosia iniziale di alcuni si è smorzata e come popolo italiano, secondo me, siamo stati assai disciplinati. Però vi confesso che in alcuni casi, forme di ingerenza e di poco rispetto di questa autonomia nei confronti della Chiesa, a me è sembrata di vederla.

Io sono convinto del motto di Cavour: “Libera Chiesa in libero Stato”. C’è un concordato. Sono sicuro che esperti valuteranno se in questi ultimi decenni è sempre stato rispettato. Forse è giunto il momento di riprenderlo in mano.

Sta di fatto che Gesù stoppa la bocca a coloro che volevano farlo vacillare. E questo brano noto solo per le tasse (che secondo me vanno pagate solo se sono giuste, quando tracimano….no), in realtà nega ogni forma di integralismo, sia civile che religioso.

Inutile dire che l’optimum sarebbe la più bella armonia fra i due ambiti. Ma questo è un lusso che sempre non ci possiamo permettere, purtroppo…

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo