Un solo iota

Il Discorso della montagna e guarigione del lebbroso, affresco di Cosimo Rosselli,1481, Cappella Sistina

C’è come una frenesia nell’aria. Anche nella chiesa. La volontà di cambiare tutto e in fretta a qualunque costo. Cambiare per cambiare. Troviamo spesso addirittura gente che vorrebbe travisare il significato della Parola di Dio, quando questa contrasta con le mode o il sentire comune di un dato momento. Meno male che c’è il magistero e per noi cattolici è importante. Ricordo le raccomandazioni della mia insegnante delle elementari, la cara maestra Ilde, che ci diceva: “Quando acquistate una Bibbia o in genere un libro religioso guardate prima se c’è l’imprimatur della chiesa… così sapete quel che comprate!” Insegnamenti che ti rimangono per la vita. E non suggeriti da uomini di chiesa. Ma da saggi laici.

Vi dirò che anche i nuovi traduttori dovrebbero essere più prudenti, altrimenti si finisce per denigrare tutto quello che la tradizione ci ha consegnato. La perfezione teologica la lasciamo agli studiosi. Il popolo ha bisogno di altro.

Il cambiare fine a sé stesso è ambiguo. Va purificato perché rischia di andare contro l’insegnamento di Gesù, il quale afferma che finiranno sia il cielo che la terra presenti, mentre la Parola di Dio resterà immutata perfino nei suoi dettagli apparentemente più insignificanti, come uno iota. Lo iota era l’elemento più piccolo dell’alfabeto è la nona lettera greca, tra l’altro la più piccola appunto, più o meno come il nostro apostrofo.

Gesù non è un rivoluzionario insomma, un ribelle. Si pone in perfetta continuità con quanto Dio ha rivelato di sé. Il criterio della omogeneità mi ha sempre affascinato. Se estrapoli un concetto o un versetto dal contesto biblico, potresti far dire di tutto alla Sacra Scrittura. Ma se risali a ciò che vuole comunicare di Dio quel brano, troverai che nulla è in contraddizione. Un commento di Papa Francesco a questo testo è molto istruttivo.

“Che cosa significa questo «pieno compimento» della Legge? E questa giustizia superiore in che cosa consiste? Gesù stesso ci risponde con alcuni esempi. Gesù era pratico, parlava sempre con gli esempi per farsi capire. Inizia dal quinto comandamento del decalogo: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; … Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio». Gesù non abolisce, semmai è la perfetta chiave interpretativa.

Dal vangelo di oggi, noi capiamo che sì Cristo si pone in netta discontinuità con il passato, ma vive in serena continuità con il tempo che lo ha preceduto. Non è fuori dal suo mondo, anzi porta a compimento proprio su questa terra nella concretezza della proposta evangelica il valore della salvezza. Ed è ancor più sbalorditivo il fatto che il Verbo incarnato chieda il rispetto anche delle più piccole cose, anche un puntino sulla i – diremmo noi oggi.

Immagine: Il Discorso della montagna e guarigione del lebbroso, affresco di Cosimo Rosselli,1481, Cappella Sistina

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo