Oh bona ventura!

San Bonaventura da Bagnoregio

La leggenda dice che passava da Bagnoregio il fraticello di Assisi quando il piccolo santo di oggi stava male. Presentatolo al Santo, fu da questi apostrofato: “Oh bona ventura!”

Nato dieci anni dopo la morte del nostro san Gerardo, visse 56 anni. Si chiamava Giovanni da Fidanza. L’episodio che accadde quando era ancora ragazzo è agiografico ma l’incontro con il francescanesimo segnò profondamente la sua vita, come egli stesso racconta. Era stato colpito da una grave malattia e neppure suo padre, che era medico, sperava ormai di salvarlo dalla morte. Sua madre, allora, ricorse all’intercessione di san Francesco d’Assisi, da poco canonizzato. E Giovanni guarì.

La figura del Poverello di Assisi gli divenne ancora più familiare qualche anno dopo, quando si trovava a Parigi, dove si era recato per i suoi studi. Aveva ottenuto il diploma di Maestro d’Arti, che potremmo paragonare a quello di un prestigioso Liceo dei nostri tempi. A quel punto, come tanti giovani del passato e anche di oggi, Giovanni si pose una domanda cruciale: “Che cosa devo fare della mia vita?”. Affascinato dalla testimonianza di fervore e radicalità evangelica dei Frati Minori, che erano giunti a Parigi nel 1219, Giovanni bussò alle porte del Convento francescano di quella città, e chiese di essere accolto nella grande famiglia dei discepoli di san Francesco. Gli studi lo portarono ad essere una delle figure di riferimento del Medioevo cristiano. Il papa lo voleva elevare a vescovo di York, ma riuscì a schivare la nomina. Ma poi divenne addirittura cardinale. Egli fu anche contestato e si distinse nel difendere gli Ordini Mendicanti, in specie i Frati Minori, affermando che praticando i voti di povertà, di castità e di obbedienza, essi seguivano i consigli del Vangelo stesso. Bonaventura sosteneva che la Chiesa è resa più luminosa e bella dalla fedeltà alla vocazione di quei suoi figli e di quelle sue figlie che non solo mettono in pratica i precetti evangelici ma, per la grazia di Dio, sono chiamati ad osservarne i consigli e testimoniano così, con il loro stile di vita povero, casto e obbediente, che il Vangelo è sorgente di gioia e di perfezione.

In seguito, Bonaventura fu riconosciuto ufficialmente come dottore e maestro dell’Università parigina. Tuttavia, egli dovette rinunciare a questo prestigioso incarico, perché in quello stesso anno il Capitolo generale dell’Ordine lo elesse Ministro generale. E dopo diciassette anni di saggezza e dedizione, visitando le province, Bonaventura volle preservare l’autentico carisma di Francesco, la sua vita ed il suo insegnamento. Divenne il suo più autorevole biografo. La sua opera è intitolata Legenda Maior. Nel 1273 la vita di san Bonaventura conobbe un altro cambiamento. Il Papa Gregorio X lo volle consacrare Vescovo e nominare Cardinale. Gli chiese anche di preparare un importantissimo evento ecclesiale: il II Concilio Ecumenico di Lione.

Raccogliamo l’eredità di questo santo Dottore della Chiesa, che ci ricorda il senso della nostra vita con le seguenti parole: “Sulla terra… possiamo contemplare l’immensità divina mediante il ragionamento e l’ammirazione; nella patria celeste, invece, mediante la visione, quando saremo fatti simili a Dio, e mediante l’estasi … entreremo nel gaudio di Dio”

Immagine: San Bonaventura da Bagnoregio

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo

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