Ora et labora et lege et noli contristari

San Benedetto

Nel giorno di san Benedetto da Norcia voglio soffermarmi su questo suo detto che è più conosciuto nella sua prima parte. L’ora et labora te lo insegnano fin dalle elementari; il motto benedettino è una sobria sintesi per il discepolo. La preghiera ed il lavoro. Senza azione anche la contemplazione rischia di essere disincarnata dalla realtà; viceversa l’azione se non ha un solido fondamento motivazionale nel Regno si stanca presto di sé e si demotiva o, peggio, si trasforma in qualche cosa di soggettivo che dipende dalla voglia e dal momento.

Dei Benedettini mi ha sempre affascinato invece la regolatezza. Forse perché io al contrario sono alquanto sregolato o – lunatico – come sostiene qualche parrocchiano. Invece la regola, ogni regola mi ha sempre comunicato la certezza di una storia che ti precede, di un’esperienza di cui ti puoi fidare, di un cammino a cui anche tu puoi contribuire. Se le sei fedele.

Sono stato ospite in vari monasteri benedettini per qualche giorno di sosta. Finalpia, Noci, Santa Giustina a Padova, Montecassino. Amici mi hanno sempre accolto in fraternità. L’accoglienza di Benedetto è sacra e l’ospite è Gesù che bussa.

Allora la seconda parte del titolo diventa importante: leggere e non volere rattristarti. Che vuol dire ancora: la lectio divina e la gioia! Se ben considero, c’è un poco anche di noi ambrosiani in questa proposta. Spero di onorarla sempre.

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo