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Peter Paul Rubens, Delivery of the Keys (1616)

In continuità con il brano di ieri, Matteo oggi ci porta nel cuore del nostro essere cristiani. Il nostro discepolato in Cristo qui sta o cade. Chi non è capace di perdono, non può ritenersi nemmeno un credente vero. Se non condividiamo il perdono, non abbiamo capito niente della sua proposta evangelica. Dal giorno delle beatitudini fin sul Calvario…quello che Gesù di Nazareth ha annunciato è il regno dei cieli. Un regno riconciliato. L’essenza del cristianesimo è tutta qui, a parer mio. Per questo facciamo fatica a comprenderla e soprattutto a viverla.

Anche Pietro fa fatica. Lo dimostra questo suo intervento attraverso il quale crede di fare bella figura. Dopo tutto 7 è il numero perfetto per la sensibilità ebraica. Anche Dio il settimo giorno si riposò.

Il nostro sentire è diverso. L’agire che ne deriva spesso ridicolo. Quando va bene, ad uno recidivo nei nostri confronti…lo eliminiamo dall’orizzonte ottico. Pietra sopra. Punto. Anche se lo si incontra, non lo si saluta. Diventa trasparente. Ma è tutta una finta. Questo succede ad ogni persona (anche non credente), ma quando si è cristiani questo atteggiamento, che pur assumiamo, in realtà ci rode. Ci logora. Ci umilia. In ultima istanza ci uccide.

E non servirà nemmeno ascoltare mille volte la parabola che vede protagonisti i due debitori che illustra bene ciò che intende dire Gesù. Ci indigna. Vorremmo entrare nel racconto e spaccare la faccia a chi non è stato capace di condonare un debituccio, poca roba in confronto all’abisso che c’era nel suo cuore. E non ci rendiamo conto che costui siamo noi!!

La perfezione moltiplicata per sé stessa e moltiplicata per dieci: fa 490! Ecco la sproporzione! Tu devi perdonare sempre perché sei sempre perdonato, ogni giorno, ogni istante. Mica solo sette volte!

Cari lettori, mai uguaglieremo l’azione di Dio. Perché, quand’anche perdonassimo, ci rimarrebbe sempre il sospetto su quella persona che ci ha fregato molte volte. Il nodo al fazzoletto lo facciamo sempre: è più forte di noi. L’abbiamo ereditato dalla sapienza popolare, quella fatta dai proverbi della nonna.

Lo logica vera del perdono è l’amore di Gesù, non è legato all’emozione ma alla volontà: è una scelta faticosa e consapevole quella di imitare Dio nel perdonare chi ci ha offeso.

Quante volte liquidiamo il problema con un: “Ormai è troppo tardi per chiedere perdono…”. No, mi dispiace. Non è mai troppo tardi…

Immagine: Peter Paul Rubens, Delivery of the Keys (1616)

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo