Gesù Cristo cammina sulle acque del lago di Tiberiade, Caliari Giovanni Battista

Se fossi filosofo, oggi stenderei un trattato: “L’elogio del dubbio”. Ma non perché mi riconosco un inguaribile razionalista (travestito da sentimentalista) ma perché semplicemente vivo una fede che si sforza di capire. Mistero e razionalità, dono e responsabilità, fede e ragione. Sono binomi inscindibili. Fanno parte della mia formazione, educazione e cultura.

Ciò detto però, non temo di riconoscere che di fronte a tutte le motivazioni razionali che si possano addurre a mente fredda, basta l’imponenza e la forza di due onde del lago per buttare all’aria tutto e sentirsi deridere dal Maestro: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato».

E lui, Pietro, le conosceva bene le onde: uomo di mare che i venti li chiamava per nome, si sente canzonare da uno pratico semmai di pialle, raspe e incastri: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?»

Eppure, la fede c’era. Secondo me, espressa nel rimanere in Gesù, con gli occhi fissi su di lui. Però le burrasche della vita sembrano cancellare anche la memoria di Dio che è lì e non ti molla mai; e vedi soltanto il pericolo, senti solo l’acqua che sale, immagini solo come potrai cavartela senza nessuna risorsa… insomma la fede si smarrisce quando il baricentro torni ad essere te stesso, con il tuo ombelico.

Pietro lo aveva ben chiaro: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». È come quando in seminario cercavano di convincerti che non eri stato tu ad abbracciare la vocazione, ma il Signore ti voleva con sé. Bene. Quando lo senti vicino, tutto è semplice e facile. Ma quando non lo vedi più o quando pensi di vedere un fantasma, ecco…io penso che sia umano – e quindi bellissimo (da elogio, appunto) – dubitare.

Quante volte mi sono trovato con l’acqua alla gola… non temo di dirlo. E quante volte il suo braccio forte mi ha tirato fuori. Innumerevoli volte.  Mi viene anche da dire che sia strutturale di un rapporto d’amore con il Signore. Che è sempre relazione unilaterale. Sarebbe bilaterale se c’entrassi anch’io. Ma io da solo, affondo. Con buona pace di Pelagio…

E torno a sentire Gesù che mi dice: “Vieni. Non temere: non ho nessuna intenzione di prenderti in giro, né tanto meno di perderti”. Ad ogni tempesta – e quante volte ho visto fantasmi – Gesù ritorna in prossimità della barca: per mettersi a disposizione, per non rifuggire dalle sue promesse di felicità, per gestire il panico.

Noi, presunti pescatori di uomini che vorremmo affrontare le onde, ci ritroviamo invece al bivio tra il credere e il dubitare, tra la fiducia e il sospetto, tra l’abbandono e la compagnia.

Mi indispettisce solo un fatto. Non c’è mai pace. L’Altro non smette mai di mettere in subbuglio il mare. Del resto la barca immersa è inesorabilmente mossa dall’onda.

Immagine: Gesù Cristo cammina sulle acque del lago di Tiberiade, Caliari Giovanni Battista

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo

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