Icona ortodossa: i Santi portano la stessa croce di Gesu’

Per definire la croce un guadagno occorre avere coraggio! Già il Nuovo Testamento ci ha educato ad immagini bellissime associate alla croce: “spettacolo”, “vanto”… e poi anche la tradizione della chiesa ce la fa chiamare “unica speranza”. San Paolo è decisissimo poi nel sostenere che: “Per me vivere è Cristo, morire un guadagno”…

Ebbene questo termine compare anche nel vangelo di oggi. Vantaggio, guadagno, cambio… tutti termini commerciali, bancari, finanziari. Impongono una domanda tecnica: su cosa sto impostando la mia vita? Su cosa sto investendo? Cosa ci guadagno?

Dal nostro Arcivescovo ci viene chiesto – dopo aver subito il tempo della pandemia – di tornare all’essenziale. Cos’è che rende la vita essenziale, sobria? Insomma, cos’è per noi il vero bene, quello assoluto, che non stiamo manco a pensare di mettere in discussione. Si dà e basta.

Non è facile rispondere con coerenza. La nostra fede cristiana ci pone con forza quotidianamente questo genere di domande. Più meditiamo il vangelo con il suo fascino, più emerge il dubbio. E se un giorno scoprissimo che dopo tanta fatica la nostra esistenza si era smarrita dietro mille inutili cose? In mille inutili preoccupazioni?

A scanso di equivoci. Per Gesù non esiste quella che io chiamo la mistica del dolore o peggio – la retorica della sofferenza – che insospettisce. Prendere la croce non è autolesionismo. Papa Francesco con la nuova versione del Padre nostro ci sta insegnando che Dio non gode nell’indurci in tentazione per vedere poi l’effetto che fa; ma io voglio credere di più: Dio non ci manda nessuna croce (perché dovrebbe?) … L’ha già vissuta lui. E questo basta. Sufficit gratia mea.

Lasciatemelo dire, il più delle volte corriamo il rischio di confonderci e non siamo neppure capaci di discernere che a caricarci le spalle di croci siamo noi stessi! Gesù ci chiede solo di non rifiutare il dolore che ci abita: “Ad ogni giorno basta la sua pena!”

Abbandoniamo le croci inutili e sorridiamo a quelle necessarie. E anche noi avremo il coraggio di benedirle se riescono a tirare fuori da noi stessi il bene e l’amore che Dio dissemina. Penso che semplicemente sia questo il seguire con gioia Cristo che perde la sua vita donandocela.

Immagine: icona ortodossa, i Santi portano la stessa croce di Gesu’

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo