Nei giorni dopo Ferragosto, mi trovavo a Salerno. Visitando la cattedrale, ho avuto una gioiosa sorpresa. Nella cripta è conservato il corpo dell’evangelista San Matteo, di cui oggi ricorre la festa. Mi sono emozionato, vi dirò. Uno di coloro che ci hanno trasmesso il Vangelo!

Di lui oggi ascoltiamo la chiamata, episodio che a me conquista sempre di più. Gesù va a cercare proprio chi è più lontano per aumentare la credibilità della sua proposta. In effetti, devo dirlo, da tempo non ho più incontrato persone che negano la storicità dei vangeli. Come se tutte quelle informazioni fossero state inventate da noi preti! E Gesù sceglie per il futuro estensore della buona notizia chi ha bisogno di conversione.

In un tempo come il nostro dove stanno riemergendo torbide ideologie, ci mancherebbe che si tornasse a mettere in discussione la storicità di Gesù e del suo vangelo. Polemica datata, decisamente superata. Almeno dagli anni ’50 del secolo scorso.  Generi letterari, critica testuale, scienze umane, archeologia, numismatica ecc. ecc. ci riconciliano con queste figure straordinarie di discepoli e rappresentanti di comunità cristiane che ci hanno tramandato la fede mediante la bella notizia.

E qui fa il suo ingresso la figura di Matteo con tutto il suo profondo percorso interiore: anche lui come Marco partono da documenti altri, ma poi si integrano e in maniera aggiuntiva arricchiscono secondo la loro prospettiva. Quella matteana è relativa ai cristiani provenienti dalla comunità giudaica e dunque molto attento all’essere ebreo di Gesù. Matteo ha messo molto impegno nel raccogliere e rielaborare le informazioni, ha aggiunto ricordi personali, ha voluto ampliare la sua riflessione. Ciò che racconta non è una biografia ma un’esperienza di fede basata sulla sua esperienza di vita. È storia riletta alla luce di Dio ciò che racconta. Ma sempre e solo storia, eventi, fatti.

Immagine: Chiamata di Levi

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo

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