Nemmeno pentiti

nemmeno+pentiti

Ancora una vigna, un padre, due figli. Gesù nelle parabole è un po’ ripetitivo, ma sempre nuovo nel messaggio. E questa volta nella sua semplicità l’immagine sconvolge. Una volta il cardinal Martini disse: «Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa».

Smettiamola di essere manichei. Di scrivere sulla lavagna l’elenco dei buoni e dei cattivi. Chi sono i due figli se non le due anime che albergano in noi?

Piuttosto scegliamo chi vogliamo essere.

E la mia simpatia va tutta per chi è più autentico. Anche io ero un bambino e un adolescente così. Mi si chiedevano le cose e borbottavo come una pentola di fagioli e poi…finiva sempre che obbedivo e facevo quanto mi era stato chiesto.

Certo sarebbe più bello, essere sempre così. Militareschi: “Signor-sì Signore!”

Ma forse nemmeno Dio desidera un’obbedienza così cieca che farebbe del Signore della misericordia un despota, un generale… più che un Padre.

Tuttavia, emerge una parola di giudizio: se la parabola invece che metterla in relazione al nostro cuore, alla nostra capacità di amare, di essere liberi nelle scelte…la applicassimo alla storia dell’umanità, del cristianesimo, della chiesa… allora ne uscirebbero delle belle!!!

La frase di Matteo è tremenda. Mi ricorda il libro di Giona. Là almeno i Niniviti si erano convertiti.

«In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Nemmeno pentiti.

Immagine: Figlio, oggi vai a lavorare nella mia vigna…

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo

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