Bestiario evangelico

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C’è una studiosa che ha già pubblicato parecchi volumi dedicandoli agli animali presenti nella Bibbia. Non pensavo ce ne fossero così tanti! Mi piacerebbe avere del tempo per approfondire ed accostarmi a ciascuno di essi. Ne salterebbero fuori a centinaia!

Oggi il brano evangelico ne presenta tre/quattro. Gesù rispondendo a quei farisei che lo consigliano di scappare per salvarsi da Erode che lo sta cercando per ucciderlo, allude alla volpe. Cosa vuole dire in realtà? Noi sappiamo che la predicazione del Battista aveva indispettito il re fino a farlo decidere per la tragica condanna a morte del profeta.

Qui Gesù lo definisce “volpe”, forse con una duplice allusività simbolica: da un lato, perché furbo e pericoloso; d’altro canto, perché perverso e impuro, dato che col termine ebraico indicante la volpe ci si riferiva anche allo sciacallo, animale sommamente detestato perché si cibava di cadaveri. Quindi è come se gli sta dando del porco, animale ben più sporco…

E in seguito nella profezia ormai adirata del Cristo compare la dolce immagine (a noi di Monza tanto cara perché ci ricorda il tesoro longobardo) della chioccia che raduna i suoi pulcini. È finito il tempo a disposizione. E l’immagine dell’amorevole cura del Padre che vuole la salvezza dei suoi figli si tramuta nella profezia della morte. I profeti non muoiono fuori di Gerusalemme (anche se Gesù sarà appeso proprio fuori dalla città…) per cui Gesù fa capire che nemmeno Erodo potrà fermare il suo cammino che lo conduce a fare la volontà di Dio.

Non dobbiamo dimenticarci che questo episodio è da Luca incastonato all’interno della lunga marcia che sta portando Cristo dalla Galilea a Gerusalemme. Le parole di Gesù fanno capire che c’è un progetto superiore divino («è necessario») che lo riguarda e che vanamente gli uomini cercano di deviare: i nemici non possono attentare alla vita di Cristo finché «la sua ora sia giunta».

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo