La sedia di Elia

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Da qualche parte in Terrasanta c’è una conformazione montuosa chiamata “la sedia di Elia”. È il luogo da lui scelto per tornare. Questa notizia già ci parla dell’alone di mistero che circonda questa figura del Primo Testamento. Il fuoco energico della parola di Elia è divenuto al termine del suo viaggio cauterio soave, potenza che divora, anelito d’amore. Per questo Elia è l’eterno presente. Il Talmud lo rende leggendario e lo presenta come il compagno, l’amico di tutti coloro che mancano di amicizia di conforto e di speranza.

Se partecipate alla circoncisione di un bambino ebreo ancora oggi c’è una sedia per Elia, perché è lui che accoglie ogni nuovo nato in seno al patto dell’Onnipotente. Così anche alla cena pasquale. Perché Elia ritorna, può essere anche qui e ora, nascosto nel volto e nella voce di qualche profeta che non sappiamo riconoscere. E ovunque lo si incontri, Elia chiama ciascuno alla verità di sé, a una risposta piena e totale, all’Amore che chiama.

Capiamo dunque la convinzione a cui allude il vangelo di oggi. Il Profeta, vivente per sempre presso Dio dopo la sua ascensione al cielo, sarebbe ritornato ad annunciare al mondo la venuta del Messia e il giudizio finale. Il particolare del calice colmo, strapieno e traboccante durante la Pasqua ebraica allude all’imminente arrivo del Dono per eccellenza, incontenibile. Anche la porta lasciata socchiusa…interessante…così Elia può entrare subito!

La gente finì per credere che Elia venisse costantemente sulla terra, senza essere riconosciuto, a sostenere i poveri, i malati e i moribondi. Ecco perché Gesù fu creduto invocare Elia sulla croce poco prima di spirare.

Con questi antefatti è facile comprendere la risposta di Gesù ai suoi apostoli: «Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto».

Tutti ora capiscono: Cristo si autoproclama Messia e dichiara che il suo Elia annunziatore fu appunto Giovanni Battista.

Anche noi in questo Avvento mettiamo da parte la nostra “sedia per Elia”, custodendo la nostra speranza e invocando la grazia di riconoscere Gesù che nasce ancora come il nostro Redentore. Lasciagli socchiusa la porta del tuo cuore.

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo