Non cadde

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Essere piccoli, essere capaci di compassione. Oggi: la docilità. Solo chi sa ascoltare e mettere in pratica la volontà di Dio è adatto per questo Regno che avanza e che durante l’Avvento vorremmo perlustrare un po’ di più.

L’opposizione tra il dire e il fare è proverbiale. Ci passa un mare, dice il vecchio detto. E Matteo ci chiede di essere seri. Bando alle chiacchiere, quando si parla di Dio non c’è da cianciare! Retorica e frasi fatte sono fuori gioco. Ci sono persone abilissime a parlare senza dire niente, anche su Dio. Qui si fa riferimento ai fondamenti. Chiediamoci su cosa si fonda la mia esistenza? E subito affiorano alle labbra i famosi paroloni: principi, valori, etica, regole, priorità…

Non a caso questo brano è uno fra i più scelti (perché proposti dalla liturgia) per il rito delle nozze. E a me fanno un po’ ridere, anche se ne riconosco l’importanza, quei genitori che insieme ai bambini si siedono e scrivono “insieme”: in questa casa, si vive così. Poi appendono il foglio sul frigorifero o sulla lavagnetta. E va bene. Ma lasciano fuori Gesù che invece è roccia.

Ma dico io? Perché essere così severi con sé stessi? Farsi venire perfino i sensi di colpa… che scopo c’è? Se poi le buone intenzioni vengono subito spazzate via, travolte dagli impegni della quotidianità?

È iniziato l’avvento. Tutti ricordano che è bene prepararci, quest’anno soprattutto, dedicando più tempo alla preghiera e al silenzio, alla meditazione prolungata. Addirittura, si parla di “Natale più sobrio”. Vorrò proprio vedere come andrà a finire.

Se non si costruisce la casa sulla roccia – che è solo Gesù – l’edificio cade. Prima o poi cade. Nonostante tutti i nostri propositi. Ci sono tantissime pagine della Bibbia che si potrebbero citare… ma in questo momento me ne viene in mente soprattutto una: Babele.

“Facciamoci i mattoni per arrivare fino a Dio!” Quanta ingenuità! Castello di carte. Basta un soffio e viene giù tutto.

 

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo