I pastori di Betlemme

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Di nuovo incontriamo nelle letture di oggi i pastori, elevati di rango! Diventano annunciatori, raccontano e diffondono quanto hanno veduto. Una scelta che non pare opportuna, vista la fama di cui godevano. Eppure sono proprio i primi. Un po’ come la Maddalena il giorno di Pasqua. Lei annunciò la Risurrezione! I pastori annunciano l’Incarnazione. Tutto nella logica dell’abbassamento. Dunque, coerentemente.

Il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo, ha privilegiato questa modalità di annuncio. Non sarebbe stato meglio con Instagram, Facebook o qualche altro social che uscirà domani perché quello di oggi è già da Matusa? – esclameremmo noi altri…

Non lo so. Mi taccio per non essere preso per retrogrado. Ma sono a disagio quando temi profondissimi vengono trattati sui social, soprattutto per il “come”. Secondo voi si ha lo stesso spessore spirituale tramandatoci da questi poveri pastorelli?

Ma insomma, don Massimo, Lei 100.000 like li butterebbe via? Traduco secondo la mia sensibilità: tutto quanto si riveste di potenza, non trova spazio nella vita di questo bambino, debole come tutti i neonati.

Si può discutere a lungo, lo so. Fra l’altro la logica dell’incarnazione è proprio questa: nulla della realtà creata fa schifo a Dio! Tutto può essere assunto per la sua maggior gloria. Se il Figlio di Dio ha assunto la nostra carne mortale, figuratevi se mi fa specie sostituire i pastorelli con tutti i social del mondo!!!

Accettare l’annuncio del Natale dai pastori tuttavia significa che devo cambiare. Cambiare modo di pensare, di vedere e di giudicare. Ecco perché oggi, primo giorno dell’anno nuovo la Chiesa lo dedica alla Divina Maternità di Maria. In lei ci specchiamo ed ammiriamo la grande capacità di accogliere. Tutta la speranza e la pace di cui è capace ora portano un nome ben preciso: Gesù.

In definitiva resta un fatto, un evento da osservare e interpretare. Perciò i pastori di Betlemme sono encomiabili come testimoni oculari. Non si lasciano trarre in inganno dal luogo; per loro la stalla era un elemento abituale, conosciuto. Quanto non era abituale e conosciuto, era proprio il bambino. Non solo, ma quel bambino in particolare, venuto al mondo in quel modo.

Invece noi, più che contemplare il volto del bimbo cominciamo a questionare appunto sulle modalità, sulle apparenze. Com’è descritto in maniera essenziale il mistero: i pastori trovarono e poi videro! L’evangelista con l’uso di questi verbi sottolinea l’incontro dei discepoli con Gesù. Come nel Vangelo: “Vieni e vedi”

Io confuso per la sproporzione: la regalità in una stalla. I pastorelli, certi all’istante. Vi ricordo che lo sconcerto durerà fin a quando il sacerdote Caifa si straccerà le vesti. E anche dopo… il Risorto continua ad interpellare e a chiedere di essere ascoltato per rovesciare quella logica di potere, di vanagloria, di supremazia che caratterizzano il nostro sguardo sui nostri simili e sui rapporti sociali.

I pastorelli videro il bambino e sua madre. Stop. E udirono ciò che si diceva di lui.

Vedere e udire sono i grandi verbi della fede che designano questi anonimi seminomadi come i primi testimoni, i primi inviati, in un certo senso anche loro… apostoli.

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo

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