Disprezzato

disprezzato

Probabilmente le mani di chi sa usare una pialla, le avrebbero apprezzate e stimate: “Non è forse il figlio del carpentiere?!”. Probabilmente Gesù aveva imparato bene il mestiere di Giuseppe. Avrebbe dovuto accontentarsi di quello. E invece cosa fa, lui, il figlio della semplice Maria, vuole fare il professore!!

Più che stupore, parlerei proprio di uno sguardo sprezzante. È tutto un rincorrersi di sentimenti di meraviglia e di stupore, questo vangelo di oggi. La folla è sgomenta per la profondità delle parole del Nazareno. Da dove gli viene quella autorevolezza, lui che non si è mai mosso dal villaggio? Ha forse preso la laurea online?

Ma anche Gesù cede umanamente ad una meraviglia addolorata. Non concepisce la malafede. Dopotutto lo conoscevano bene come un uomo buono, perfettamente cresciuto in età, grazia e sapienza… davanti ai loro occhi, insieme con i suoi coetanei, in mezzo ai suoi parenti.

Il tema del rifiuto, del non apprezzamento della persona, del non essere riconosciuto magari da chi ti dovrebbe voler bene… tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli, i tuoi amici è diffusissimo. A volte capita di trovarci meglio con estranei. Con persone che non hanno pregiudizi. Appunto poiché non ci conoscono, non sanno niente di noi.

Deludente. Poiché al rifiuto, segue sempre la delusione. Poi arriva la rabbia e la ribellione. In Gesù semplicemente capita il blocco. Non poté operare miracoli, probabilmente non riuscì neppure a parlare più con scioltezza e libertà. Meglio andare altrove.

Noi non siamo Gesù e non possiamo permetterci di andare altrove. Dobbiamo stare lì in famiglia, in parrocchia, sul luogo del lavoro. E mandar giù perché sovente non siamo valorizzati, non ci capiscono. Anzi, ci disprezzano.

Il consiglio è di non gettare la spugna subito. La delusione potrebbe aiutarci a fissare lo sguardo sull’essenziale. Su ciò che conta davvero. E attendere. E sperare.

E a fidarci sempre della Parola di Dio: “Non si è amai visto un giusto abbandonato dal Signore” (Sal 37,25)

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo