latrina

ἀφεδρῶνα, si chiamava così la toilette! Gesù nel suo linguaggio parla anche di questo, pensate un po’. Siamo ancora nella pericope riconducibile alla discussione dei cibi impuri, quelli che l’uomo non può mangiare. Nel contesto usa il termine latrina. Per i giudei osservanti più fini, si chiamava “la casa della sedia” e in alcuni siti archeologici sono stati conservati nella loro integralità. Igiene e comodità. Anzi, si direbbe socialità perché dall’immagine che ho scelto sembra proprio che in quella casa si andava anche in compagnia!!

Eppure il cesso (con rispetto parlando) era in qualche modo collegato al demonio. Gli antichi giudei credevano che l’azione dei demoni si manifestasse non solo la notte ma anche in posti misteriosi e paurosi quali cimiteri o luoghi disabitati.

Tra i luoghi a rischio, e qui arriva il bello, il Talmud aggiunge pure la latrina. C’è un detto in particolare: “chi è modesto alla latrina è libero da tre cose: serpenti, scorpioni, spiriti maligni”(Ber. 62A).

Si racconta che a Tiberiade c’era una latrina in cui, anche se vi andavano in due e anche se ci si recava di giorno coloro che già erano afflitti da disordini intestinali, venivano assaliti pure dai demoni! (Ber. 9,62A).

E sempre al riguardo, al pericolo di attacco demoniaco durante la sosta nella latrina, nel Talmud si narra delle precauzioni che prendeva un noto rabbino quando doveva recarsi al cesso. Un certo Raba (divenuto poi capo dell’Accademia) pretendeva che sua moglie agitasse dinanzi a lui una noce in una bottiglia; e in seguito quando divenne ancora più famoso sua moglie, fattagli fare una finestra nel muro, gli poneva la mano sulla testa (Ber. 62a) mentre… lasciamo perdere, va!

Dico solo: grazie Gesù che hai sdrammatizzato anche su questi argomenti e semplicemente hai dichiarato mangiabili tutti i cibi.

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo