sposo

Il digiuno non è mai fine a sé stesso. Nel vangelo di oggi fra l’altro è messo in relazione col mangiare e bere per una festa di nozze. Lo sposo – lo sappiamo – è Cristo stesso. Per raccontarci il detto di Gesù, Matteo usa un’espressione particolare: ἀπαρθῇ: che è la terza persona singolare nella forma passiva del tempo aoristo. Deriva da un verbo che letteralmente significa: sollevato di peso e portato via! Che immagine forte se abbinata ad una festa di nozze! Entrano con violenza e sequestrano lo sposo che sta brindando, sta danzando con la sua sposa e la sta baciando!

Gesù allude alla sua morte. Digiunare nella sensibilità biblica allude al morire a sé stessi. Si va nel deserto e si digiuna per stare più in intimità con il Signore: dominio di sé e distacco dal mondo. Il Maestro vuole chiederci di avere uno stile diverso. I farisei falsamente digiunavano perché in realtà non morivano a sé stessi, anzi! Erano capaci di far diventare anche quella pseudo opera religiosa un vanto che perde tutto il suo valore davanti a Dio. I discepoli di Gesù dovranno fare proprio l’opposto: andare incontro alla morte, danzando la vita… come diceva Mons. Luigi Serenthà.

Danzare la vita. Chi incontra Gesù, incontra una musica irresistibile, ascoltando la quale non puoi stare fermo. Il ritmo ti prende. La melodia ti coinvolge. Devi alzarti per forza, è più forte di te. Irresistibile. Le mani cominciano a muoversi, i piedi danzano. È tutto un agitarsi gioioso e appassionato per il Signore.

Ecco perché mangiano i cristiani! Per loro Dio non è evanescente, aleatorio, un’immagine virtuosa, un’idea impalpabile. Per i credenti, Dio è qui in mezzo a noi. Il suo Regno è giunto. È arrivata la sua ora. Che è anche la mia ora, mi piaccia o no.

E allora devo ballare. Non posso sottrarmi alla danza. Solo quando Gesù viene messo in croce solo in quel giorno scenderà il buio, il silenzio, la totale mestizia su tutto e su tutti. Allora i discepoli digiuneranno perché è stato tolto il loro sposo. Ma per poco…lui poi risorgerà.

E comunque se i cristiani durante la Quaresima digiunano è per una maggiore unione con Gesù, sia chiaro. Ecco cosa sostiene il monaco di Bose, Enzo Bianchi: “Quando digiuniamo siamo spinti a discernere la qualità del nostro agire, le conseguenze dei nostri atti, la violenza che immettiamo nei nostri rapporti. Per il cristiano, poi, è confessione di fede fatta con il corpo, pedagogia che porta la totalità della persona all’adorazione di Dio.”

Una avvolgente e interminabile danza con lo Sposo!

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo