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La chiesa che mi è piaciuta di più in Gerusalemme è quella di sant’Anna, presso la quale si trova la piscina citata oggi nel vangelo. Duranti lavori di scavo, è saltato fuori quello che resta di questo gigantesco luogo, architettonicamente arricchito da cinque ampi portici ad arcate. Probabilmente raccoglieva l’acqua necessaria alla purificazione delle pecore destinate al sacrificio. Qualche esperto arriva a dire che era per il lavaggio integrale e rituale per i pellegrini. Ma è ancora da dimostrare.

Sta di fatto che il fenomeno delle acque che periodicamente si smuovono era dovuta all’improvvisa immissione d’acqua corrente dal fondo della vasca.

Forse per questo senso di energia nuova, fresca e salutare, la gente accorreva con il desiderio di guarigione: centinaia di poveracci vi giungevano mettendosi in coda ad aspettare il fenomeno, gettandosi nella vasca e sperando di guarire. I sacerdoti benpensanti erano infastiditi da questa superstizione.

Non così Gesù, sempre rispettoso dell’uomo che soffre e comprensivo anche quando la fede è un po’ spuria. Anche lui sta a vedere ma non per giudicare, ma per scegliere il più sprovveduto (“sfigato” direbbero i nostri giovani). Nella lotta fra poveri costui viene sempre spintonato e siccome è disabile ha sempre la peggio. Non riesce mai ad immergersi da solo.

Gesù lo guarisce. Come sempre lo coinvolge. Mai un miracolo per far nascere la fede. Sempre per manifestare il Regno. E quello dopo quasi quarant’anni di malattia e di mendicanza, ha accettato ben volentieri di stravolgere tutta quanta la sua esistenza.

E noi? Siamo disposti a stravolgere le nostre abitudini?

E noi? Vogliamo davvero guarire?

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo