San Gerardo

San Gerardo dei Tintori o Tintore (Monza, 1134 – Monza, 6 giugno 1207), patrono di Monza insieme a san Giovanni Battista

Biografia

Nacque da una famiglia benestante, forse legata all’importante attività della tintura dei panni di lana prodotti nel borgo. Da qui probabilmente il cognome “dei Tintori” (de Tinctoribus) o “Tintore”.

La casa paterna sorgeva sulla riva sinistra del Lambro, presso l’attuale ponte detto “di San Gerardino”, dove oggi esiste l’omonima chiesetta. Una zona caratterizzata dalla presenza di mulini e rogge a poca distanza dal Ponte Arena, di epoca romana, i cui resti sono tuttora visibili vicino al Ponte dei Leoni.

Dopo la morte del padre, desideroso di  dedicare la propria vita ai poveri, con i beni ereditati, fondò, probabilmente nella sua stessa casa, un ospedale ed iniziò a dare personalmente assistenza ai poveri e ai malati.

 

La fondazione dell’ospedale avvenne certamente entro il 1174. In questa data infatti Gerardo stipulò con il Comune di Monza e con il Capitolo del Duomo una convenzione nella quale se ne definiva lo status giuridico e amministrativo, anche per garantirne il funzionamento anche dopo la sua morte.

Il servizio nell’ospedale era svolto da conversi: laici che vivevano in comunità come i frati, senza però prendere i voti religiosi. Gerardo era uno di loro e svolgeva anche l’incarico di “Ministro”, cioè direttore dell’ospedale. Come risulta anche da alcuni documenti degli anni successivi, egli mantenne questo incarico fino alla morte, avvenuta il 6 giugno 1207.

Il suo corpo venne sepolto nella nuda terra nel cimitero dell’antica chiesa di  Sant’Ambrogio, che successivamente è stata ampliata ed è diventata l’attuale chiesa parrocchiale di  San Gerardo al Corpo.

Il corpo di Gerardo venne riesumato quaranta giorni dopo la sua morte, già in odore di santità, per iniziativa della popolazione di Olgiate Comasco e collocato in un sarcofagodi pietra presso l’altare della chiesa. Nel 1740 il sarcofago venne sostituito da un’urna di cristallo con decorazioni d’argento, urna sostituita ulteriormente nel 1900, nella quale lo scheletro di Gerardo è tuttora esposto alla vista dei fedeli. L’urna è oggi collocata nella cappella al fondo del transetto destro, dietro l’altare, in quello che è denominato Sacro Deposito.

I miracoli

La tradizione riguardante san Gerardo, tuttora viva tra i monzesi, è stata scritta per la prima volta dal cronista monzese Bonincontro Morigia il quale, circa cento anni dopo la sua morte, poté raccogliere le testimonianze di «…persone anziane della nostra città di Monza ai quali i conversi ed altri religiosi di buona reputazione e degni di fede, amici intimi e conoscenti del Beato, riferirono ciò che videro con i propri occhi.»
Secondo questa tradizione, san Gerardo operò diversi miracoli in vita e numerosi altri sono attribuiti alla sua intercessione dopo la sua morte. L’inchiesta ordinata da san Carlo Borromeo ne riconobbe in tutto 20. Di alcuni di essi il Morigia scrive di aver raccolto testimonianze giurate dai testimoni diretti e in un caso di avervi assistito lui stesso. Il Morigia riferisce che tale Nazario da Sesto San Giovanni, cadde ubriaco sotto le ruote di un pesante carro, una delle quali gli schiacciò la gola; dato per morto, si risvegliò dopo un’ora perfettamente sano.

Il miracolo più famoso è certamente quello dell’attraversamento del Lambro: si racconta che, mentre Gerardo si trovava in duomo a pregare, il fiume, ingrossandosi improvvisamente, ruppe il ponte che collegava l’ospedale con la città. L’ospedale stesso si affacciava sul Lambro e rischiava di essere allagato: Gerardo, subito accorso, stese il suo mantello sull’acqua, vi salì e su di esso attraversò il fiume, raggiungendo i suoi malati, quindi ordinò alle acque di non entrare nelle stanze degli infermi.

Secondo il resoconto del Morigia, le acque si fermarono sulle porte per alcune ore nonostante la loro altezza superasse di mezzo cubito (più di 20 cm) quella delle soglie.

Un altro miracolo è richiamato dal rametto di ciliegie con cui san Gerardo viene rappresentato: si racconta che egli si trattenesse spesso in chiesa a pregare fino a tarda ora. Una sera, per convincere i canonici del Duomo a lasciarlo rimanere oltre l’orario di chiusura, promise loro un cesto di ciliegie; benché fosse pieno inverno, la mattina successiva il Santo glielo consegnò. Questo episodio però non compare nella cronaca del Morigia né negli atti dell’inchiesta ordinata da san Carlo, per cui si deve ritenere un’invenzione di epoca posteriore (il primo scritto che ne parla è del 1695). Il Morigia afferma invece che Gerardo andava a pregare in Duomo al mattino molto presto e che spesso giungeva ancora prima dell’orario di apertura ed entrava attraverso le porte chiuse, «…la qual cosa era ben conosciuta dai sagrestani.»
Si racconta poi che, in tempo di carestia (forse nel 1162), quando le provviste dell’ospedale erano quasi esaurite, Gerardo ordinò di distribuire ai poveri tutto ciò che restava, quindi si raccolse in preghiera: il dispensiere, andando di malavoglia ad eseguire l’ordine, trovò il granaio così pieno che non riusciva più nemmeno ad aprire la porta e la cantina piena di botti di buon vino.
Il Morigia riporta infine un evento piuttosto curioso, che pure fu considerato miracoloso: nel 1324, durante una guerra, alcuni soldati salirono sul tetto di legno della chiesa di San Gerardo e iniziarono a smantellarlo, per farne legna da ardere. Di fronte alle proteste dei monzesi, uno dei soldati bestemmiò e offese il santo: immediatamente tutti caddero dal tetto e il bestemmiatore morì sul colpo.

La figura spirituale

San Gerardo è compassionevole, ha un cuore buono. E’ questa una caratteristica poco diffusa nelle popolazioni del tempo, piuttosto insensibili.

La compassione di Gerardo è particolarmente rivolta verso i malati, e tra costoro, quelli che sono poveri. Questa compassione lo porta a fondare l’ospedale: un luogo dove ospitare e prendersi cura degli ultimi. Non si può non pensare automaticamente al Buon Samaritano.

Egli si inserisce in questo modo nella sua epoca, un’epoca che registra il fiorire di fondazioni ospedaliere, ma lo fa con stile del tutto personale. Esistevano già ospizi annessi a monasteri o chiese, sorti per iniziativa di comunità religiose o del clero; ma Gerardo è laico, è  indipendente e  agisce a titolo privato.

Spesso questi ospizi si trovavano là dove vi erano i chiostri, ossia fuori dalle città e accoglievano i malati che vi si recavano; Gerardo  prende i poveri dalla sua città e si legge che “si recava ovunque in Monza sapesse si trovassero dei poveri infermi e da solo sulle sue braccia e talora con l’aiuto di un compagno li portava al suo ospedale e li poneva in letti lindi”. Molte istituzioni si occupavano di una sola malattia, chi dei lebbrosi, chi di quelli affetti dal fuoco di Sant’Antonio; Gerardo accoglie tutti, fonda quello che oggi chiameremmo un policlinico. L’ospedale si configura con una fisionomia nettamente laicale: è gestita da conversi e nell’atto di fondazione (Carta di convenzione del 19 febbraio 1174) affida l’avvocazia , ossia la tutela, al Comune ma al contempo riconosce all’Arciprete l’autorità di investire il Ministro (il Superiore) che era però eletto dai conversi stessi, né il Comune né la Chiesa hanno l’autorità di imporre alcuno come converso o di alterare i possedimenti dell’ospedale; come diremmo oggi un illuminato equilibrio pubblico-privato.

Ma Gerardo non è solo un laico illuminato e compassionevole: è animato da una grande fede.

«Fratello, non essere di poca fede. Dice il Vangelo: chi per amor di Dio darà uno, il centuplo riceverà. Cristo non abbandona coloro che fanno il bene e sperano in lui. Va dunque e distribuisci tutto ciò che puoi ai poveri di Cristo.» (San Gerardo dei Tintori, citato da Bonincontro Morigia)il dispensiere andò per distribuire ciò che era rimasto  e trovò il granaio così colmo  di grano che non si poteva più aprire la porta e la cantina, della capienza di quattro carri, piena di buon vino.

 « Il cristiano talvolta può salvarsi per la fede e per la devozione da ogni infermità del corpo e dell’anima.»(San Gerardo dei Tintori, citato da Bonincontro Morigia)e con preghiere guariva molte malattie  dei poveri infermi di fervida fede.

Si legge che: un giorno, mentre l’uomo di Dio tornava di mattino presto dalla chiesa di San Giovanni Battista di cui era devoto (Duomo), dove lui vi andava ogni giorno per sentire l’officiatura del Mattutino, e spesso, con l’aiuto di Dio, vi entrava quando le porte erano ancora chiuse,  il fiume Lambro s’ingrossò e fece crollare il ponte. Giacchè egli temeva che quell’acqua entrando recasse danno all’edificio dell’ospedale e soprattutto ai degenti, senza por tempo di mezzo, per divina ispirazione stese il mantello sull’acqua del fiume grande ed impetuoso e vi camminò sopra continuamente raccomandando i suoi malati  a Dio e a San Giovanni.

Dunque ecco la figura di San Gerardo: un santo laico, moderno, che mette in gioco tutto se stesso, i suoi talenti, pieno di carità, d’umiltà, di spirito di preghiera e di fede. Un vero grande modello.

Culto e tradizione

La venerazione di Gerardo inizia ben presto dopo la sua morte: è chiamato “beato” già in un documento del 1230 e “santo” in uno del 1247. Si tratta di una venerazione popolare, che nel 1583 diventa ufficiale in seguito al processo di canonizzazione voluto da San Carlo Borromeo sotto papa Gregorio XIII. Lo stesso San Carlo volle essere il primo a solennizzare la festa legittimamente riconosciuta venendo a celebrare la messa del 6 giugno 1583.

A San Gerardo sono intitolate ben tre chiese monzesi: la parrocchiale di San Gerardo al Corpo, dove sono conservati i suoi resti; la piccola chiesa di San Gerardo Intramurano, popolarmente detta “San Gerardino”, nel luogo dell’antico ospedale, di cui originariamente era la cappella (il nome di san Gerardino si è esteso anche al vicino ponte sul Lambro) e un’altra, che era la cappella dell’ospedale costruito alla fine dell’Ottocento, noto ai monzesi come Ospedale Vecchio.

La sua memoria liturgica, iscritta nel calendario dell’arcidiocesi di Milano, è il 6 giugno, anniversario della morte. In questa data si celebra a Monza la festa patronale in suo onore: tra la chiesa di san Gerardo al Corpo e il vicino ponte di san Gerardino si svolge una sagra, in cui hanno un posto importante le bancarelle che vendono ciliegie, tradizionale attributo iconografico del santo. Alcuni metri a monte del ponte viene collocata in mezzo al Lambro la statua di san Gerardo, in piedi sopra il suo mantello, a ricordo del più famoso miracolo a lui attribuito.

San Gerardo è invocato soprattutto dagli ammalati e dalle partorienti. L’iconografia tradizionale lo rappresenta anziano e barbuto, vestito di un saio, con un bastone dal quale pende un rametto di ciliegie; ai suoi piedi si trova un cesto con pane, vino e uova, o una scodella con un cucchiaio, che simboleggiano la sua attività di assistenza ai poveri e agli infermi.

San Gerardo è inoltre particolarmente venerato dai fedeli di Olgiate Comasco per via di un miracolo: egli era morto da quaranta giorni quando gli olgiatesi, afflitti da un grave morbo chiamato “sincoposi” (è incerto di quale malattia esattamente si trattasse), su esortazione di un eremita che abitava presso il paese, si recarono in pellegrinaggio a Monza sulla sua tomba ed il morbo scomparve.

Per riconoscenza tolsero dalla terra dove era sepolto il Santo Corpo, che risultò  emanare un soave profumo e con grande venerazione lo posero nella sua Chiesa in un avello di pietra e fecero voto di ripetere perpetuamente, loro ed i loro discendenti, il pellegrinaggio ogni anno: il voto sino ad oggi non è stato infranto ed il pellegrinaggio si compie tuttora ogni 25 aprile.

Gli olgiatesi inoltre diffusero il culto di san Gerardo nei paesi circonvicini: nel 1740 lo storico monzese Antonio Francesco Frisi elencava ben 14 località dove il santo era venerato, tra le quali Como e Mendrisio.