Oggi è il Corpus Domini. Sulle strade della nostra città e di tutte le città del mondo cattolico è stata portata in processione la Santa Eucaristia. Il sacerdote mostra nell’Ostensorio dorato il segno più grande dell’amore di Dio in Gesù Cristo per la sua Chiesa. Il pane e il vino. L’ostia mostrata e il calice del vino versato.
Raccogliamo oggi l’espressione di Paolo, il “calice della benedizione”. Assume un significato importante, soprattutto oggi, nell’ambito della dottrina eucaristica e della comunione cristiana. La citazione più esplicita si trova nella Prima Lettera ai Corinzi: «Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo?».
Già l’anno scorso il Santo Padre ha voluto ripristinare l’antica usanza di camminare sotto il baldacchino accanto agli uomini e le donne. Lui stesso ha sorretto il grande ostensorio benedicente. Percorrere le loro stesse strade. Essere in comunione. Infatti, il calice non è un elemento simbolico astratto, ma diventa strumento di comunione reale con il sangue di Cristo. Così come il pane rappresenta il corpo, il calice rappresenta la vita offerta da Cristo per la salvezza dell’umanità.
Sarebbe bene che nelle celebrazioni ci sia un unico calice a sottolineare questo. Si sa invece che, soprattutto nelle grandi celebrazioni, sugli altari compaiono parecchi calici nei quali i concelebranti possano tutti attingere l’ostia magna in segno di effettiva unione, comunione. Questa partecipazione è al contempo personale e comunitaria, formando un solo corpo in Cristo fra i credenti. Paolo esplicita che il calice è segno della nuova alleanza nel sangue di Cristo, collegandolo sia alla promessa veterotestamentaria di Geremia, sia alla celebrazione dell’alleanza al Sinai, dove il sangue sugli altari sanciva un patto con Dio. Con Cristo, il sacrificio definitivo diventa mezzo per la redenzione del mondo.
Il calice nella liturgia diventa un segno sacramentale, cioè visibile e operativo, della grazia divina. La benedizione non è solo rituale, ma esistenziale, arriva a toccare la vita. Educa anche alla consapevolezza del sacro e all’esclusiva comunione con Cristo. Il “calice della benedizione” rappresenta la nuova alleanza. In essa raggiungiamo l’eternità.


