Debolezza

È un paradosso. Come potrebbe la forza manifestarsi nella debolezza? Quanti cristiani credono di poter affermarsi nel mondo, contro il mondo, contro il peccato con la forza. Questo è il vero paradosso, questa è la vera illusione. La Chiesa trionfante è sempre stata una espressione che ha destato in me forti sospetti. Quanti accusano la Chiesa di calare le brache, di non esprimere più la fierezza che dovrebbe! Quanta distorsione e confusione anche in campo sociale, politico, amministrativo ed etico. E ancora, quanti cristiani ritengono di fare un bel servizio alla Chiesa circondandosi di persone che apparentemente ne difendono i diritti, ma che in realtà se ne servono per i loro interessi?

La frase di Paolo invece ci educa alla consapevolezza e alla accettazione della propria debolezza che esalterebbe ulteriormente la grazia e la potenza di Dio quando si agisce in totale gratuità senza doppi fini.

Il punto di partenza è innegabile benché sia autobiografico: l’apostolo racconta di una “spina nella carne” che lo affligge e delle sue preghiere per esserne liberato. E Dio: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza, infatti, si manifesta pienamente nella debolezza». Paolo capisce e accetta così profondamente che arriva a dichiarare: “Perciò mi compiaccio nelle mie infermità… quando sono debole, è allora che sono forte”. Questo lo trovo formidabile: io quando mi scontro con le mie fragilità mi arrabbio forte con me stesso e in questo coinvolgo anche gli altri… Forse perché la fragilità viene immediatamente colta come fallimento! Per Paolo non è così, anzi: è condizione in cui la potenza divina può agire pienamente e ancor più liberamente.

Il paradosso insomma indica che la forza autentica non risiede nella capacità umana di dominare o controllare tutto, ma nella disponibilità a riconoscere i propri limiti e a fare affidamento su Dio. La debolezza diventa così un’opportunità per sperimentare la grazia, la resilienza e la forza interiore che trascende le capacità individuali.

Accogliamo oggi questo invito a vedere la debolezza non come ostacolo, ma come terreno fertile per la forza spirituale, morale ed esistenziale, trasformando le difficoltà in opportunità di crescita e di realizzazione personale

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