Perseveranza

Leggendo oggi il brano del Vangelo di Luca è facile pensare esclusivamente, o quasi, agli avvenimenti della fine del mondo che chiuderanno la storia umana: la fine del mondo, la vittoria del Signore, il giudizio ultimo. Al contrario, Gesù concentra l’attenzione dei discepoli sul presente nel quale vivono. La persecuzione, le divisioni, l’odio del mondo non sono i segnali di una immediata fine del mondo, bensì occasioni di testimonianza e di perseveranza. Si attende il Signore perseverando e testimoniando, non fantasticando sulla vicinanza della fine del mondo. L’ultimo libro della Bibbia ci assicura che il mondo non finirà nel fuoco di una esplosione planetaria, ma nella bellezza. La fine della storia non è la devastazione del creato, ma l’incanto dell’innamorato: «vidi la terra nuova, bella come una sposa, scendere dal cielo pronta per lo sposo» (Ap 21,2). Questo vale anche per il discepolo: «neppure un capello del vostro capo perirà». Se anche sarà distrutto nel giorno della violenza e dell’odio, non lo sarà per sempre. «Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque timore» (Mt 10,30). Ecco un’altra volta l’infinita cura di Dio per l’infinitamente piccolo, la finezza amorosa di un Dio per cui nulla è insignificante di ciò che appartiene all’amato. Come attendere quel giorno? Con una spiritualità del quotidiano che Luca delinea così: restare saldi nella «perseveranza», termine che evoca tutta la forza necessaria lungo la via di sofferenza per cui si deve passare, ma che insieme respira la speranza in Colui che ti conta i capelli in capo. «Nella vostra perseveranza salverete le vostre anime», ed è come dire «salverete le vostre vite». La vita si salva non nel disimpegno ma nel tenace, umile, quotidiano lavoro che si prende cura della terra e delle sue ferite. Senza cedere né allo scoraggiamento né alle seduzioni dei falsi profeti.

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