Ho un ricordo della parrocchia amatissima dove ho svolto per la prima volta il mio ministero di parroco. Era l’agosto del lontano 2001. A Villa San Carlo ho trovato l’usanza del dono delle “primizie” alla parrocchia. Era bello vedere in autunno e in primavera che, durante la Messa, le varie “contrade” regalavano alla parrocchia (alias al parroco) dei grandi canestri colmi di ogni ben di Dio, in ortaggi, verdure e frutta. Tutto buonissimo. Aveva non solo il sapore della carità e della attenzione alla vita della parrocchia, ma anche una valenza simbolica di vita, di rinnovamento, di risurrezione.
Non a caso Paolo associa questo termine – primizia – al dono per eccellenza che è la vita eterna, quella che non ha mai fine. Cristo è primizia. Paolo sta parlando della risurrezione con coraggio. Argomento sottile e delicato. I Corinzi ci credono, gli Ateniesi all’Areopago scoppiano a ridere. Deridono Paolo. Ti ascolteremo un’altra volta. A chi vuoi darla ad intendere. La nuova traduzione recita così: “Ma ora Cristo è risuscitato dai morti, primizia di quelli che dormono. Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti; perché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati”. Approfondiamo un poco.
Il termine greco aparchê indica i primi frutti di un raccolto, che anticipano e garantiscono l’abbondanza del resto. Credere che Cristo è risorto è credere che anche tutti i redenti da lui risorgeranno. Anche noi che siamo stati battezzati nel suo sangue. É un anticipo. Le promesse di Dio in Gesù Cristo diventano un sì per sempre. E si vuole anche mettere ordine in ciò in cui crediamo. Innanzitutto si deve contrapporre la morte venuta per Adamo alla risurrezione venuta per Cristo; si inaugura cioè il “tempo” della salvezza: prima Cristo, poi i credenti, poi la fine e la consegna del regno a Dio Padre. In questo senso se Cristo è primizia, la madre sua lo è altrettanto dopo di lui. Per questo la Chiesa crede che Maria Santissima non abbia conosciuto la corruzione della carne e che fin da subito sia stata associata al Risorto. Celebrando la vita in questi giorni del Ferragosto dove cerchiamo un po’ di riposo, di divertimento, di pace e di contatto con la natura ricordiamoci di questa speranza certa: la risurrezione di Cristo è la prova che anche noi risorgeremo. Che Cristo è primizia e perciò modello: la nostra vita futura sarà simile a quella di Cristo, ma “gloriosa” e “spirituale” E torniamo a credere che senza la Risurrezione di Cristo, crolla tutto ed è vana la nostra fede.


