Cosa sono questi gemiti di cui Paolo parla nella seconda lettura della liturgia odierna? E perché sono inesprimibili? Provengono dallo Spirito santo. Intercede per noi. Interviene a difesa della nostra debolezza trasformando la preghiera umana in una vera comunicazione con Dio. Noi, infatti, non sappiamo nemmeno quello che sia conveniente domandare.

L’apostolo evidenzia il limite umano. L’amore di Dio – poiché lo Spirito è amore – interpreta. Dio sa già di cosa abbiamo bisogno ancora prima che glielo chiediamo. Cioè, interviene in noi una vera e propria azione divina, una forza di Dio, che rende possibile la nostra adesione alla volontà sua, anche quando la nostra comprensione o inclinazione umana è limitata. È proprio San Paolo a sostenere che nessuno può chiamare Dio con il nome di Padre se non sotto l’azione dello Spirito. Insomma, non siamo noi “bravi” a pregare, la preghiera non è una “buona azione” da boy-scout…, ma siamo noi che veniamo inseriti misteriosamente nella preghiera di Cristo; ciò assume efficacia grazie allo Spirito santo. Ricordo che il card. Martini, quando ci spiegava la “lectio”, metteva in guardia da un certo tecnicismo. Parlava sì di metodo, ma ricordava soprattutto che nella “contemplatio” le mozioni dello Spirito erano rarissime!! Dipendeva dalla docilità e dalla familiarità…

È invece certo che il Signore ci sostiene delle difficoltà e nella sofferenza. E forse questo è il motivo della fatica ad essere espressi. I gemiti dello Spirito sono inesprimibili perché superano le capacità umane di manifestare tutta la profondità del cuore e si riferiscono alla gloriosa larghezza della comunione offertaci da Dio. E parimenti la preghiera, in questo modo, diventa universale raggiungendo la creazione intera in cammino verso la piena redenzione e realizzazione dei piani divini. Quindi – liberi dall’esito- , cioè non più interessati ad una preghiera perfetta, siamo più aiutati a vincere ogni paura, ogni condizionamento e schiavitù morali; a essere disponibili soltanto a portare frutti spirituali, come si legge in Galati, di amore, gioia, pace e mitezza. Ricordo ancora – per concludere –  la preghiera che il mio padre spirituale negli anni del seminario, il grande don Mario Chiodi, che prima di ogni intervento o omelia chiedeva allo Spirito ciò che doveva dire: “noi non sappiamo ciò che sia conveniente domandare…aiutami a narrare agli altri ciò che mi sveli, non solo per me…”. Bellissimo.

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