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Pecore e capre

pecore

A Ravenna c’è un mosaico antichissimo che raffigura questo vangelo. Le pecore separate dalle capre, deliziosamente definite con tanto di barbetta! Concentriamo l’attenzione sulla celebre scena della separazione delle pecore dai capri. Gesù separerà le pecore dai capri. L’idea della separazione dei buoni dai cattivi, sostanza del giudizio universale, è stata declinata in arte nella metafora del pastore che separa le pecore dai capri. Le pecore, animali docili e mansueti, simboleggiano i buoni; i capri, noti come animali lascivi, superbi e litigiosi, rimandano ai cattivi. L’idea è presente nelle fonti bibliche sia del vecchio sia del nuovo testamento. Il profeta Ezechiele, ad esempio, riferisce: «A te mio gregge così dice il Signore Dio: “Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri”» (Ez 34, 17). Giochiamo di fantasia. Anche noi raffiguriamoci la scena della separazione che vede al centro Cristo seduto su un trono di pietra. Ai due lati del Cristo compaiono di profilo tre candide pecore e tre capri con il vello chiazzato. Cristo giudice tende la mano in segno di preferenza e accoglienza verso gli agnelli.

Gli esegeti concordano quasi tutti nell’affermare che la similitudine iniziale del pastore che separa le pecore dalle capre non abbia alcun intento moralistico (attribuendo un particolare valore negativo alle capre rispetto alle pecore), ma sia solo un richiamo figurativo alla necessità di una separazione netta e certosina. Ma io colgo lo stesso la suggestione, perché – nel mio immaginario – i due tipi di animali mi suggeriscono due diversi atteggiamenti. Mentre la pecora ha bisogno di essere condotta a verdi pascoli ed è un animale piuttosto docile e mite, la capra è una bestia selvatica, indipendente, propensa a stare nei luoghi più aspri e impervi, e a procacciarsi nutrimento ricorrendo a qualsiasi espediente (credo sia capitato anche a voi di vedere capre che non solo si nutrono di spine pungentissime, ma anche grattano e divorano la corteccia degli alberi). Ebbene, questi due diversi tipi di comportamento animale mi hanno fatto riflettere sulla condizione necessaria per incamminarsi decisamente verso il regno dei cieli: per imparare a riconoscere Cristo nei poveri e nei piccoli, occorre anzitutto che ci facciamo noi stessi poveri e piccoli, miti e docili. Siamo chiamati a diventare pecore (non pecoroni!) fin da ora, a lasciarci guidare docilmente da Cristo, nostro Pastore, anche dove non vorremmo andare, perché così ha fatto Lui stesso.

Don Massimo

Don Massimo

Parroco della Parrocchia di San Gerardo al Corpo

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