Non è sempre facile accettare le eredità. Come parroco sto ben attento. A volte c’è il rischio che i familiari impugnino il testamento. E non invidio certo la figura dei mediatori. Gesù è deciso nel rifiutare questo ruolo. L’episodio narrato nel vangelo di oggi si trova solo nel Vangelo di Luca e non ha un parallelo con altri vangeli. Fa parte della lunga descrizione del viaggio di Gesù, dalla Galilea fino a Gerusalemme, in cui Luca mette la maggior parte delle informazioni che è riuscito a raccogliere rispetto a Gesù e che non si trovano negli altri tre vangeli. Il vangelo di questa domenica estiva porta la risposta di Gesù alla persona che gli chiese di essere mediatore nella distribuzione di un’eredità.
Ancora oggi, la distribuzione dell’eredità tra i familiari sopravvissuti è una questione delicata e, molte volte, è occasione di dispute e di tensioni senza fine. A quel tempo, l’eredità aveva anche a che fare con l’identità delle persone e con la sopravvivenza. Il problema maggiore era la distribuzione delle terre tra i figli del defunto padre. Essendo la famiglia grande, c’era il pericolo che l’eredità si dividesse in piccoli pezzi di terra che non avrebbero più potuto garantire la sopravvivenza di tutti. Per questo, onde evitare il disfacimento o la disintegrazione dell’eredità e mantenere vivo il nome della famiglia, il primogenito riceveva solitamente il doppio degli altri figli. Gesù colloca il problema ad un livello spirituale. Non va contro le leggi. E nella sua risposta spunta la consapevolezza che ha della sua propria missione. Gesù non si sente mandato da Dio a rispondere alla richiesta di arbitrare tra i parenti che litigano tra di loro per la distribuzione dell’eredità. Ma la richiesta dell’uomo lo favorisce nel chiarire la sua missione di orientare le persone e di aiutarle a fare discernimento. Criterio inequivocabile, perciò, diventa questo: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”. La felicità, il senso della vita non dipende dal possesso delle cose. Il valore di una vita non consiste nell’avere molte cose, bensì nell’essere ricco per Dio. Ecco perché quando il guadagno occupa il cuore, l’uomo non sa come distribuire l’eredità con equità e con pace. E nemmeno gli eredi accettano la volontà dei padri.


