Sarà che sono parroco da 25 anni e comincio ad essere stanco di dover “amministrare”. Il parroco è anche un amministratore. E deve filare via dritto sulla trasparenza economica. I laici sono disposti a perdonarti qualche caduta affettiva, ma non i pasticci finanziari. Per cui sorprende doppiamente il comportamento del datore di lavoro del Vangelo odierno. Quell’uomo scaltro investe su una fiducia che anche i figli di questo mondo sembrano avere. Se li aiuterò, non mi volteranno le spalle! Saranno anche disonesti, ma non come me! Scommette sulla bontà dell’uomo. Di questi tempi così criminali e disumanizzanti, è una bella sfida crederci ancora.
Una parabola dal finale spiazzante, dunque…tipica di Gesù: il truffato che loda il suo truffatore perché sorpreso dalla sua capacità di far fronte al problema. Sa capovolgere le sorti, la sua sorte. Molto coraggioso Gesù. Dietro il padrone potrebbe esserci Dio stesso? Forse sì perché è un vero signore. Forse immagina le famiglie che riceveranno cinquanta inattesi barili d’olio una volta liberate dal peso del debito. Immagina la gioia di chi può respirare per un momento.
Ancora una volta è tratteggiato l’amore di un Padre che gode per la felicità dei suoi figli, più che per la loro fedeltà. Infatti, la truffa è grave e continua, eppure sta accadendo qualcosa che ne rovescia il significato: l’amministratore sa trasformare i beni materiali in strumento di amicizia: il pane e l’olio -cioè, vita- nel linguaggio biblico. É un primo e piccolo passo buono. Il benessere di solito chiude le case, tira su muri, inserisce allarmi, sbarra porte; ora invece il dono le apre: mi accoglieranno in casa loro. Trovo molto forte questa esortazione. “Fatevi degli amici. Perfino con la disonesta ricchezza”. Io, i miei amici, li scelgo fra persone per bene… Ma Gesù non è un moralista e per l’ennesima volta punta alla grazia. Mi chiedo: “Perché io, amministratore poco onesto, che ho sprecato così tanti doni di Dio, dovrei essere accolto nella casa del cielo? Perché a Dio non interessa che tornino i conti. Lui guarda intorno a me e se troverà tanti amici che avrò reso felice… ai miei debitori perdonati, ai poveri aiutati, agli amici abbracciati… mi salverà. Anzi, già fin da ora sono un uomo salvato, perché nelle mie braccia, le braccia di chi avrà aiutato ci sono le braccia stesse di Dio. È bello, nel rito delle nozze, quando sposo i fidanzati, recitare: “Ricordatevi dei poveri, perché saranno loro poi a spalancarvi le porte del Paradiso!”.
Nella partita con Dio vince solo chi ha accumulato relazioni buone e non ricchezze, chi ha fatto di ciò che possedeva un sacramento di comunione.


