Il vangelo della presente domenica è sulla presunzione o sulla preghiera? In realtà anche oggi è interessante apprezzare la vivacità della società e della cultura di Israele nel I sec. Presumere di salvarsi? È già peccato! Dare del peccatore ad un fariseo è già molto provocatorio. Con questa pagina Luca parla esplicitamene di uno dei movimenti tra i più importanti del Giudaismo, quello dei farisei. I pubblicani – a cui appartiene l’altro protagonista della parabola di Gesù – invece, non sono un gruppo, ma una categoria di professionisti, al soldo di Roma.
Perciò occorre un chiarimento. Sui Farisei oggi sappiamo meno di quanto pensassero di sapere le generazioni precedenti. “La storia dell’interpretazione – disse una volta papa Francesco – ha favorito immagini negative dei Farisei, anche senza una base concreta nei resoconti evangelici. E spesso, nel corso del tempo, tale visione è stata attribuita dai cristiani agli ebrei in generale. Nel nostro mondo, tali stereotipi negativi sono diventati purtroppo molto comuni. Uno degli stereotipi più antichi e più dannosi è proprio quello di “fariseo”, specialmente se usato per mettere gli ebrei in una luce negativa”.
Ecco perché serve chiarire da subito che la parabola è rivolta a quelli che “avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri”: qui si sta parlando di “alcuni” e non quindi tutti i farisei: pensiamo a quanti differenti tipi (sette, secondo il Talmud) di farisei vi erano al tempo, e come sono differenziati anche nei vangeli (Nicodemo, ad esempio, che secondo Giovanni si reca da Gesù e poi seppellirà il suo corpo, è egli stesso un fariseo).
La parabola riguarda dunque questi “tinas”, persone autocentrate, sicure di sé, che sono convinte di essere accette a Dio per i loro meriti, ma anche giudicanti, che insultano quelli che ritengono inferiori. Lo stesso verbo exoutheneō (disprezzare) appare per descrivere Erode che insulta Gesù in Lc 23,11. I protagonisti della parabola insomma sono due uomini, che salgono al Tempio, cioè nel luogo più santo di Israele. Il verbo “salire” non solo dice che il Tempio si trovava su un monte, ma anche che per andare a Gerusalemme si sale – per dire anche come ci si avvicina a Dio: pensiamo ai Salmi delle ascensioni.
Come possiamo concludere? Semplicemente che Luca descrive due polarità opposte nel Giudaismo del I secolo: i personaggi non sono scelti a caso. I Farisei erano le persone più pie e devote; gli esattori delle tasse erano spesso considerati ladri (come sembra potesse essere anche Zaccheo di Gerico). Entrambi uomini, entrambi peccatori. Chi presumeva di salvarsi però se ne torna a casa condannato. Questo fa la differenza.


