La liturgia di questa ultima domenica dell’anno liturgico ci riporta al Venerdì Santo, al momento della morte in croce di Gesù. Per la mia “rubrica” – chiamiamola così – cioè “Il Vangelo delle piccole cose” (con cui mi sono trattenuto con voi per un anno intero) mi voglio concentrare sulla scritta posta in cima alla croce. È un acrostico che pare secondo alcuni studiosi non voglia solo dire solo quello che sappiamo. Ma molto di più. Il cosiddetto titulus davanti al quale ho appena pregato durante il pellegrinaggio parrocchiale, in Santa croce in Gerusalemme a Roma, ha tutto un suo percorso che si rifà addirittura all’Esodo, quando Dio rivela il suo nome e dona il tetragramma sacro (Esodo 20,2). Ciò che Pilato ha scritto e difeso in maniera perentoria (l’ironia giovannea) non è solo l’atto di accusa, il motivo per cui lo fa inchiodare, ma una dichiarazione di fede, una vera e propria professione di fede. Fra l’altro scritta in tre lingue: latino, greco e appunto ebraico. Giovanni, forse, ha provato a sottolinearlo ma il lettore, non conoscendo la lingua ebraica, è impossibilitato a comprendere. Ponzio Pilato, che era romano, probabilmente non capiva che, senza volerlo, aveva creato un po’ d’imbarazzo agli ebrei che vedevano solo un malfattore con una scritta solenne. In giudeo è grammaticalmente obbligatorio scrivere “Gesù il Nazareno e re dei Giudei“ con queste lettere ebraiche:“ישוע הנוצרי ומלך היהודים“. Ricordiamo la lettura da destra verso sinistra e cioè “Yeshua Hanotsri Wemelek Hayehudim“. Quindi, come per il latino si ottiene l’acronimo “INRI“, per l’ebraico si ottiene “יהוה“, “YHWH“. Lo trovo incredibile! Pensare che Gesù abbia profetizzato esattamente questo momento. In Giovanni 8,28 si afferma: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono” e per “innalzare” Gesù intende la crocifissione. “Io Sono” allude proprio al nome che Dio ha rivelato a Mosè in Esodo. “Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»”. Uno dei vertici della rivelazione.


