La vera speranza del cristiano gli deriva dalla profonda fede nell’evento pasquale. Se Cristo non è risorto, tutto è vano! I cristiani hanno il compito di annunciare e testimoniare al mondo, perché «in questa speranza siamo stati salvati». Nella Sacra Scrittura, la speranza è affidarsi alla promessa. È una delle parole “chiave” della fede. Nella Bibbia, già nel Primo Testamento se ne parla, ma soprattutto è il Nuovo Testamento ad avere in sé avvenimenti che indicano la speranza, con una intensità più sicura; dove la pazienza dell’attesa diventa un motivo di gioia. La speranza però non è solamente un atto di fede; essa ha proprie esperienze, che sono la scoperta della forza nella debolezza, della gioia nella prova, dell’arricchimento nella rinuncia. In San Paolo diventa proprio un progresso trionfante. «Ci gloriamo nella speranza della gloria dei figlioli di Dio. Né solo questo, ma ci gloriamo pure nelle tribolazioni: sapendo che la tribolazione produce la pazienza; la pazienza la prova; la prova la speranza; la speranza poi non delude, perché la carità di Dio è stata diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo».
Rispolveriamo qualche dato “tecnico” per capire meglio. Se uno cerca, trova che nella Teologia paolina: «il termine di «elpìs» (speranza) ricorre 36 sulle 53 volte di tutto il Nuovo Testamento ed è una proporzione rilevante per cui il termine si pone all’ attenzione. Le ricorrenze del verbo corrispondente «elpizo» (sperare) sono sempre numerose, ma più scarse: 19 volte 31. Si conferma così la tendenza propria di Paolo che ama concettualizzare. Dunque Paolo elabora in proprio e, come ha fatto per la fede e per l’amore, si esprime sotto l’influsso tipico dell’ambiente greco che abita. Sottolineiamo solo la distinzione tra la speranza e “le speranze”, tra le affermazioni nella dimensione assoluta e relativa del tema. Sicuramente la speranza non è un semplice atteggiamento fiducioso. Colui che professa la fede, continua a vedere, anche se attraverso la luce di Dio, il potere del male, della sofferenza, della morte. Qual è lo specifico paolino, pertanto? Paolo cita Abramo, nostro padre della fede. Egli «sperò contro ogni speranza», ossia, contro ogni attesa puramente umana. Anche a Lot Paolo si rifà. Abramo e Lot percorrono un identico itinerario geografico, ma l’itinerario spirituale è completamente distinto. Nel momento in cui Lot ha speranza solo in questo mondo, una speranza temporanea, Abramo si sente inviato dentro la vita, comprende la sua esistenza come un dono del quale ringraziare, spera nelle promesse di Dio, anche se ancora non ne vede in compimento.


