Per questa terza domenica di Avvento, LAETARE, tutta intrisa digioia, la parola “chiave” non la prendiamo da Paolo ma dalla lettera di san Giacomo da cui è tratta la pericope della seconda lettura. La lettera di Giacomo si conclude con un richiamo alla resistenza, cioè alla perseveranza attiva e responsabile nell’attesa del ritorno del Signore. I cristiani non sono in fuga. Non sono rassegnati, vittime di una accettazione supina di ciò che accade intorno. Al contrario sono chiamati a rinnovare la società e il loro stile di vita deve concretizzarsi in una serie di atteggiamenti che contraddistinguono l’impegno del credente nella quotidianità del vivere e del morire. E il primo di questi atteggiamenti è la costanza. Resistere alla cultura dominante senza omologarsi, senza cedere alla mondanità spirituale – direbbe papa  Bergoglio.

E io oserei dire che oltre alla costanza servono buone dosi di pazienza, fedeltà, coraggio, coerenza, fiducia. Sono atteggiamenti che si concretizzano con la tenacia nel perseguire il bene e la risolutezza nel contrastare il male; con la perseveranza di fronte agli insuccessi e la fiducia nelle promesse di Dio; con l’inventiva nel perseguire la pace e l’umiltà nel servizio ai fratelli. Bisogna seminare con abbondanza come fa l’agricoltore senza stancarsi mai.

Questi atteggiamenti di fiducia responsabile e operosa mettono in comunione con tutte quelle persone che, nella storia passata e in quella presente, lottano per la giustizia, per la pace, per il bene dell’umanità. Si entra così a far parte di quel “popolo della pace” tanto invocato da Gesù di Nazaret; di quelle “minoranze abramitiche” tanto sospirate dai profeti; di quei promotori di giustizia che in ogni parte della terra, in ogni razza, in ogni cultura e religione portano avanti l’impegno per realizzare nel mondo i segni del regno di Dio.

Molti resistenti arrivano fino al dono della vita e c’è una ricompensa per loro: la salvezza che viene dalla misericordia di Dio. A noi forse non è chiesto, per ora. Ma tutti siamo chiamati a rendere credibile la testimonianza a Gesù, il più grande profeta e martire della storia quel Gesù di Nazaret che attendiamo con costanza in questo anno giubilare.