Diversi termini in greco vengono utilizzati per l’accezione “servo”. Anche questa è una parola chiave del pensiero paolino. Per esempio, “diaconos” era il servo che ministrava, addetto alle mense. “Therapon” era l’assistente. “Oiketes” era il servo domestico. “Misthios” era una persona assunta a ore. Paolo non usa nessuna di queste parole nel testo. Utilizza la parola “doulos”, che letteralmente significa “schiavo”, un nomo, cioè, che ha una relazione con un altro tale che solo la morte può rompere. Nel mondo antico se un uomo fosse stato comprato, il suo padrone avrebbe avuto diritto di vita e di morte su di lui. E se Paolo ritiene che la parola più adatta a descrivere la propria relazione con il Signore fosse quella, non va edulcorata. Si riteneva proprio un servo legato, uno schiavo di Gesù Cristo. Noi parliamo di Signoria di Gesù sulla nostra persona e sulla nostra vita, ma in realtà le nostre priorità sono ben altre e al primo posto non mettiamo certo Gesù. Per comprendere che cosa significhi essere cristiani, dobbiamo arrivare ad un concetto più chiaro di cosa significhi essere servi. D’altra parte, abbiamo anche l’espressione di Gesù: “Non pi ho chiamato servi, ma amici perché il servo non sa quello che fa il suo padrone. Io vi ho chiamato amici perché tutto quello che il padre mi ha detto, io l’ho detto a voi”. Forse per capire la radicalità con cui Paolo su definisce “servo”, bisogna rammentare la sua conversione. Cristo Risorto gli ha parlato. E l’ha fatto suo. Paolo si identifica con Cristo. Un servo si identifica con il suo padrone. Il termine scelto ha la stessa radice verbale del “legare” termine. Al momento della compera lo schiavo era un uomo legato e spesso connesso ad un altro, con catene ai polsi o ceppi ai piedi. Anzi, solitamente gli schiavi venivano segnati con un marchio ben visibile, simile ad uno stigma, una sorta di tatuaggio che li identificava con il loro padrone: eri di sua proprietà, come si fa con le bestie. L’identità dello schiavo dipendeva dalla persona a cui apparteneva. Paolo aveva quest’immagine d’identificazione con Cristo, quando si definiva “servo di Gesù”. Non apparteneva più a sé stesso. Era stato comprato a caro prezzo, con il prezzo del sangue di Gesù ed ora si sentiva appartenente solo a Lui.