Fra pochi gironi ricorderemo la conversione di san Paolo. É commemorata con venerazione nella tradizione cristiana, è un capitolo emblematico che riflette il potere trasformativo della fede e l’influenza divina nella vita umana. Questo straordinario evento rivela la profonda misericordia di Dio e la capacità di cambiamento attraverso l’incontro con la luce spirituale. Nella propria vicenda personale che lo porta da persecutore ad essere apostolo alla stessa stregua degli altri che hanno vissuto a diretto contatto con Gesù di Nazareth porta Paolo a dare molta importanza teologica alla vocazione. Noi siamo chiamati.

Soprattutto nella lettera ai Galati (primo capitolo), si insiste su tale importante risvolto teologico perché richiama il concetto di vocazione. In San Paolo a seguito della chiamata, gli errori del passato diventano un distaccamento netto dal nuovo, proprio perché la volontà di Cristo si pone centrale in questo passaggio. Paolo si fa non solo apostolo, ma testimone diretto della rivelazione divina. Ciò che era prima (violenza, persecuzione, accanimento) non sarà più. La trasformazione radicale e di fede si fa autentica.

Fin dal giorno del battesimo, per ciascuno di noi, è risuonata la parola del Padre: “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” (Sal 2,7). Siamo così generati alla vita divina, chiamati ad una intimità con la Trinità, fratelli di Gesù Cristo e inviati come Lui per una missione di salvezza nel mondo. Riscoprire il battesimo è scoprire chi siamo. Battezzati perciò chiamati.